mercoledì, maggio 11, 2016

 

Baghdad, attacco Is: oltre 60 vittime. Appello del patriarca Sako

 
Non si ferma la furia terrorista in Iraq. È di oltre 60 vittime il bilancio di un attentato dinamitardo avvenuto questa mattina in un mercato di Baghdad, nel distretto sciita di Sadr City. Più di 80 i feriti nell’esplosione provocata da un’autobomba. L’attacco è stato rivendicato dal sedicente Stato Islamico. Anche alla luce dell’ultimo appello del Papa per la pace in Medioriente, contenuto nella lettera a Tawadros II, Daniele Gargagliano ha raggiunto telefonicamente a Baghdad il patriarca della Chiesa cattolica caldea irachena, Louis Raphaël Sako:
La morte diventa un fenomeno quotidiano. Le esplosioni avvengono non solo qui a Baghdad, ma anche altrove. C’è un vuoto di potere: il governo non è ancora formato e il Parlamento ha fallito. C’è poi tanta corruzione… Il futuro quindi è veramente ignoto. È già un miracolo che tutto funzioni nonostante queste esplosioni e la confusione, ma la gente è stanca e perde la pazienza. È per questo che noi abbiamo bisogno di azioni concrete per mettere fine a questa tragedia, a questa fuga dei cristiani, ma anche degli altri.
Papa Francesco ha rivolto un nuovo appello alla comunità internazionale per la Siria e l’Iraq nella lettera inviata al patriarca della chiesa copta-ortodossa. Il Santo Padre ha anche rivolto un pensiero alle comunità cristiane impegnate in Iraq e in Siria nell’affrontare le prove quotidiane in un contesto definito “tragico”. Sentite il sostegno del Pontefice nella vostra missione sul campo?
Sì, certo. Il Santo Padre si comporta come un pastore con noi, come un padre, e ci sta molto vicino.
Ma c'è un piano più generale, una visione, da parte della comunità internazionale?
Non c’è una visione, perché i Paesi perseguono i propri interessi, ma non prendono in considerazione anche quelli di questi popoli. E chi sa meglio di noi la nostra situazione! Devono quindi ascoltarci, per vedere come fare. Queste guerre durano da anni; dopo l’Is verrà un altro il problema. Ed è grave quando questa gente ritorna nelle loro case, nei villaggi, e trova tutto in rovina. Non ci sono i soldi per ricostruire le case; mancano i servizi e il lavoro… Questa gente va via, lascia il Paese. Ci possono essere anche gruppi criminali. Non c’è una soluzione autentica e giusta.
In Siria la tregua non regge, i negoziati di Ginevra per la pace stentano a produrre risultati, mentre intanto si consuma la crisi umanitaria: qual è il suo auspicio?
Questa tregua è fragile! La gente vuole la pace, vuole stabilità. Bisogna aiutare le persone a dialogare in modo civile e a prendersi le loro responsabilità. Ci vuole sì la forza per mantenere la pace e la stabilità, ma serve anche un dialogo vero e responsabile.

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