martedì, aprile 26, 2016

 

Iraq: patriarca Sako alla Chiesa universale, “sostenere la nostra Chiesa, che è Chiesa dei martiri”

By SIR
 
“A Baghdad vivevano 750 mila cristiani, adesso si sono ridotti a 200 mila. A Bassora di famiglie ne sono rimaste appena 500. I cristiani in Iraq sono perseguitati. Perseguitati da chi ci uccide, da chi distrugge le nostre chiese, da chi ci ha rubato tutto, da chi non mette freno alla corruzione, da chi non riconosce i nostri diritti. Per questo chiediamo alla Chiesa universale di sostenere la nostra presenza in Iraq, la presenza secolare della nostra Chiesa, che è Chiesa dei martiri”.
È l’appello lanciato da monsignor Louis Raphael I Sako, dal 2013 Patriarca di Babilonia dei Caldei, la comunità cristiana più numerosa dell’Iraq, in un’intervista rilasciata al settimanale diocesano “Nostro tempo” in occasione del convegno internazionale “Cristiani d’Oriente, dopo duemila anni una storia finita?” che si tiene oggi a Torino, per ricordare il 70° anniversario della fondazione del giornale, voluto da mons. Carlo Chiavazza.
Un appello seguito da una proposta molto concreta rivolta dal patriarca Sako alle diverse Conferenze episcopali d’Europa. “Venite a visitare il nostro Paese, i fedeli di tutto l’Iraq si sentirebbero meno soli e pieni di rinnovato coraggio e speranza”. Ma non basta. Il patriarca caldeo lancia un monito: “anche quando il Daesh (lo Stato islamico) sarà confitto, l’ideologia che lo guida rimarrà e continuerà a infettare il Paese. È proprio questa ideologia che bisogna combattere: devono farlo le autorità religiose islamiche, che devono preferire la diffusione di quei versetti del Corano che invitano alla tolleranza ed evitare di dare spazio a chi, tra essi, diffonde l’odio; e deve farlo il governo iracheno, che dovrebbe avere a cuore tutti i suoi cittadini”.
Alla Chiesa mons. Sako ricorda che “è indispensabile sanare e porre un freno al fenomeno dei sacerdoti che fuggono verso l’estero: come può un fedele essere invitato a resistere alle avversità, quando i sacerdoti fuggono? A Baghdad ci sono 32 parrocchie e 21 tra vescovi e sacerdoti, in Seminario solo 17 seminaristi. Chi è fuggito deve essere obbligato a tornare, la Congregazione per le Chiese orientali deve appoggiare di più e far rispettare le decisioni del Sinodo locale. Solo così la Chiesa in Iraq sarà più unita e più forte. E più forte sarà, più potrà aiutare i fedeli, non solo dal punto di vista materiale ma anche, e soprattutto, da quello spirituale”.

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