venerdì, ottobre 09, 2015

 

Siria, intervista al Patriarca cattolico Youssif III: «Bene le truppe»

By Il messaggero
Franca Giandsoldati

“Se non ci sarà l’invio di truppe sul terreno sarà veramente utopico pensare che la guerra contro l’Isis possa finire. Solo le truppe sul terreno possono mettere fine a questa orribile barbarie”.

Dopo il Patriarca siriano, Laham III, anche un altro patriarca cattolico, Youssif III Younan, capo della Chiesa siro-cattolica, ha fatto sentire la sua voce al Sinodo in Vaticano davanti alla decapitazione di nuovi ostaggi cristiani.
“È un nuovo orribile fatto che ho saputo attraverso i media. Erano persone che erano state fatte prigioniere nel febbraio scorso. Alcune di queste vittime le conoscevo. Il loro villaggio era stato messo ferro e fuoco dal mostro del XX secolo, Daesh, i cui terroristi barbari avevano ucciso in modo orrendo decine e decine di persone e preso degli ostaggi. Dopo avere distrutto il villaggio si erano diretti sugli altri due villaggi vicini dove viveva una comunità cristiana”.
Youssif III parla lentamente, misura le parole, non nasconde indignazione e dolore. “Vivo questo dramma con dolore e partecipazione. Il fanatismo religioso dell’Isis è terribile. Noi speriamo che grazie all’intervento russo e all’invio di truppe di terra, e anche grazie ai soldati curdi, si possano rendere liberi i villaggi. Speriamo che la Siria sia liberata e resti integra”.
Che cosa ne pensa dell’atteggiamento della comunità internazionale?

“Io sono per salvare questo Paese dal disastro in cui è caduto, gli occidentali, gli americani inizialmente avevano parlato di come combattere l’Isis ma poi i loro sforzi si sono rivelati insufficienti, sono stati vani. I terroristi barbari sono furbi, astuti e arrivano a dissimulare e penetrare i civili utilizzando anche gli ospedali, le scuole e le moschee per proteggersi dai bombardamenti”.
Che futuro vede per il presidente Assad?

“Sarà il popolo siriano a decidere ma io vorrei ricordare che c’è stata per anni una campagna mediatica manipolatoria, per definire Assad un criminale, un mostro, anche se Assad è per i siriani il simbolo dell’unità di un Paese. Era anche la garanzia di una certa laicità che è sempre stata tollerante verso le componenti religiose. In Occidente c’è stata una manipolazione mediatica che non ha fatto bene. Noi chiese non abbiamo potuto fare scelte politiche, e difendere il popolo”.

Cosa prova in questi giorni e cosa sta raccontando al Sinodo?

«Il dramma che vivono i cristiani in Siria e Iraq non può essere descritto, cerchiamo di fare il nostro meglio per dare voce a queste persone, ma sentiamo piuttosto che siamo stati obbligati dai paesi occidentali, anche che siamo stati traditi, ci pare che l'amministrazione americana e l'Unione europea e la politicadell'opportunismo economico abbia obbligato queste popolazioni a lasciare le loro terre».

Che notizie ha di padre Paolo dall’Oglio?

“Lo conosco bene padre Paolo. Ha aiutato anche un mio monastero. Purtroppo di lui non si sa più nulla. Nulla di nulla. Nemmeno un segno. Uno spiraglio. Niente. Non si sa nemmeno se sia più vivo”.

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