lunedì, ottobre 26, 2015

 

Papa: pace per Iraq e Siria, i cristiani non siano costretti a fuggire

By Radiovaticana

“Prego affinché i cristiani non siano costretti ad abbandonare l’Iraq e il Medio Oriente”. È uno dei passaggi più importanti del discorso che il Papa ha rivolto ai partecipanti al Sinodo caldeo, ricevuti in udienza in Vaticano. Francesco ha chiesto ancora una volta alla comunità internazionale di attuare tutte le “strategie valide” per riportare la pace nell’area. Il servizio di Alessandro De Carolis:
Pietre ultramillenarie sbriciolate dai bulldozer, che macinano sotto i cingoli la storia cristiana e prima ancora quella ebraica. O colpi di mortaio che sventrano chiese e cuori, preda di paure e di voglia di fuga.

Vitale presenza cristiana
Iraq e Siria hanno conosciuto tutto questo da troppi anni e nel momento in cui Papa Francesco si trova seduto accanto ai vescovi della Chiesa Caldea diventa per lui impellente manifestare solidarietà verso gli abitanti di terre in cui, riconosce, la situazione “è gravemente compromessa dall’odio fanatico del terrorismo che continua a provocare una forte emorragia di fedeli”:
“Questo stato di cose sta certamente minando alle fondamenta la vitale presenza cristiana in quella terra che ha visto iniziare il cammino del patriarca Abramo, risuonare la voce dei Profeti che richiamavano alla speranza Israele durante l’esilio, fondare le prime Chiese sul sangue di tanti martiri, testimoniare la pienezza del Vangelo, far crescere le società con il proprio contributo, durante secoli di pacifica convivenza con i nostri fratelli seguaci dell’Islam”.

La Santa Sede vi è vicina

I nostri tempi sono invece segnati purtroppo, osserva il Papa, “da innumerevoli esempi di persecuzione, anche fino al martirio”, uno stato di cose che fa soffrire la Chiesa Caldea alla quale sono ben presenti anche “i bisogni dei fedeli nella diaspora”, che “sentono – dice Francesco – il desiderio di restare saldi nelle proprie radici e di inserirsi nei nuovi contesti”:
“Pertanto confermo, oggi più che mai, tutto il sostegno e la solidarietà della Sede Apostolica a favore del bene comune dell’intera Chiesa Caldea. Prego affinché i cristiani non siano costretti ad abbandonare l’Iraq e il Medio Oriente – penso in particolare ai figli e alle figlie della vostra Chiesa, con la loro ricca tradizione”.
 

 “Stategie valide” per la pace
Il Papa chiede al clero caldeo di condividere un cammino di unità durante il Sinodo – spostato a Roma proprio per problemi a celebrarlo ad Ankawa, nel Kurdistan iracheno, oggi ricovero di migliaia di profughi cristiani. Favorite “il dialogo e la collaborazione tra tutti gli attori della vita pubblica”, è la raccomandazione di Francesco, e contribuite “a risanare le divisioni", impedendo che ne insorgano altre”:
“La vostra visita mi permette di rinnovare un accorato appello alla comunità internazionale, affinché sappia adottare tutte le strategie valide al fine di promuovere il raggiungimento della pace in Paesi terribilmente devastati dall’odio (…), affinché i luttuosi drammi inferti dalla violenza lascino il posto ad un clima di reciproca convivenza”.

Paterni con i sacerdoti
Vi incoraggio, soggiunge il Papa, “a essere paterni con i sacerdoti e con tutti i consacrati, che sono i vostri primi collaboratori, e, nel rispetto della tradizione e delle norme, ad essere accoglienti verso di loro, benevoli e comprensivi verso le loro necessità, avviando percorsi perché siano sempre più consapevoli delle esigenze del loro ministero al servizio dei fedeli".
Così facendo – conclude – "riuscirete a colmare le distanze che separano e a discernere le risposte alle urgenze attuali della Chiesa Caldea sia nella madrepatria sia nella diaspora”. 



Di seguito il testo completo del discorso di Papa Francesco

Beatitudine,
Cari Fratelli nell’Episcopato,
Vi accolgo con gioia e ringrazio Sua Beatitudine il Patriarca Louis Raphaël I Sako per le sue cortesi parole. Colgo l’occasione per raggiungere, attraverso di voi, i fedeli e tutti gli abitanti delle amate terre di Iraq e Siria, in un periodo particolarmente sofferto e delicato, con il conforto e la solidarietà cristiana. Possa la misericordia di Dio, nell’imminenza dell’Anno Giubilare, lenire le ferite della guerra che piagano il cuore delle vostre comunità, affinché nessuno si scoraggi in questo momento, in cui i clamori della violenza sembrano superare le accorate preghiere per la pace.
Oggi, la situazione nelle vostre terre di origine è gravemente compromessa dall’odio fanatico del terrorismo che continua a provocare una forte emorragia di fedeli che si allontanano dalle terre dei loro padri, ove sono cresciuti ben radicati nel solco della tradizione. Questo stato di cose sta certamente minando alle fondamenta la vitale presenza cristiana in quella terra che ha visto iniziare il cammino del patriarca Abramo, risuonare la voce dei Profeti che richiamavano alla speranza Israele durante l’esilio, fondare le prime Chiese sul sangue di tanti martiri, testimoniare la pienezza del Vangelo, far crescere le società con il proprio contributo, durante secoli di pacifica convivenza con i nostri fratelli seguaci dell’Islam. Purtroppo, invece, questi nostri tempi sono segnati da innumerevoli esempi di persecuzione, anche fino al martirio.
La Chiesa Caldea, che soffre per questo stato di cose causato dalla guerra, conosce anche i bisogni dei fedeli nella diaspora, i quali sentono il desiderio di restare saldi nelle proprie radici e di inserirsi nei nuovi contesti. Pertanto confermo, oggi più che mai, tutto il sostegno e la solidarietà della Sede Apostolica a favore del bene comune dell’intera Chiesa Caldea. Prego affinché i cristiani non siano costretti ad abbandonare l’Iraq e il Medio Oriente – penso in particolare ai figli e alle figlie della vostra Chiesa, con la loro ricca tradizione.
Vi esorto ad adoperarvi instancabilmente come costruttori di unità in tutte le province dell’Iraq, favorendo il dialogo e la collaborazione tra tutti gli attori della vita pubblica, contribuendo a risanare le divisioni e impedendo che ne insorgano altre.
La vostra visita mi permette di rinnovare un accorato appello alla comunità internazionale, affinché sappia adottare tutte le strategie valide al fine di promuovere il raggiungimento della pace in Paesi terribilmente devastati dall’odio, per riportare il soffio vitale dell’Amore in luoghi che da sempre sono stati crocevia di popoli, culture e nazioni. La tanto auspicata pace possa sorgere all’orizzonte della storia, affinché i luttuosi drammi inferti dalla violenza lascino il posto ad un clima di reciproca convivenza.
Il Sinodo, che in questi giorni state celebrando in Urbe , è un “cammino insieme”, un momento propizio di confronto tra le diversità che arricchiscono la comunione fraterna tra di voi, sotto lo sguardo di Cristo Buon Pastore. Come ho avuto modo di dire commemorando i cinquant’anni del Sinodo dei Vescovi, «camminare insieme è un concetto facile da esprimere a parole, ma non così facile da mettere in pratica […] Non dimentichiamolo mai! Per i discepoli di Gesù, ieri oggi e sempre, l’unica autorità è l’autorità del servizio, l’unico potere è il potere della croce, secondo le parole del Maestro: “Voi sapete che i governanti delle nazioni dominano su di esse e i capi le opprimono. Tra voi non sarà così; ma chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore e chi vuole essere il primo tra voi, sarà vostro schiavo” ( Mt 20,25-27). Tra voi non sarà così : in questa espressione raggiungiamo il cuore stesso del mistero della Chiesa – “tra voi non sarà così” – e riceviamo la luce necessaria per comprendere il servizio gerarchico» ( Discorso nel 50° anniversario del Sinodo dei Vescovi , 17 ottobre 2015).
Vi invito pertanto a seguire l’esortazione dell’apostolo Paolo ad avere tra voi gli stessi sentimenti di Cristo (cfr Fil 2,5), operando con misericordia, nell’umiltà, nella pazienza e nella reciproca accoglienza che genera comunione.
Il Sinodo sia vissuto con senso di responsabilità, partecipazione e servizio, avendo sempre dinanzi l’immagine del Buon Pastore, che ha a cuore la salvezza delle sue pecorelle e, in particolar modo, si prende cura di quella smarrita. Siate anche voi così: zelanti nella ricerca della salus animarum , dei presbiteri come dei laici, ben sapendo che l’esercizio della comunione talora richiede una vera e propria kenosi , un abbassamento e una spogliazione di sé.
Vi incoraggio ad essere paterni con i sacerdoti e con tutti i consacrati, che sono i vostri primi collaboratori, e, nel rispetto della tradizione e delle norme, ad essere accoglienti verso di loro, benevoli e comprensivi verso le loro necessità, avviando percorsi perché siano sempre più consapevoli delle esigenze del loro ministero al servizio dei fedeli. Così facendo, riuscirete a colmare le distanze che separano e a discernere le risposte alle urgenze attuali della Chiesa Caldea sia nella madrepatria sia nella diaspora. In tal modo le riflessioni che emergeranno potranno offrire soluzioni proficue alle vostre attuali esigenze e spunti di convergenza per la risoluzione di problematiche liturgiche e di ordine generale.
Nell’esortarvi a proseguire il vostro impegno pastorale con fraterna comunione e spirito missionario, a voi tutti, Pastori Caldei, affido le mie parole di incoraggiamento ai fedeli: risuonino sulle vostre labbra come la mia carezza che riscalda i loro cuori.
Affido la Chiesa Caldea alla materna protezione della Vergine Maria e imparto su di voi, sui sacerdoti, sui religiosi e le religiose e su tutti i fedeli la Benedizione Apostolica, pegno di speranza e di consolazione nell’Amore di Dio Misericordioso.

This page is powered by Blogger. Isn't yours?