martedì, ottobre 27, 2015

 

Il Patriarca caldeo al Papa: convocare i patriarchi delle chiese orientali e cercare una soluzione ai problemi che le affliggono

By Baghdadhope*

Di seguito il TESTO INTEGRALE pervenuto a Baghdadhope del discorso rivolto dal Patriarca di Babilonia dei Caldei, MAR LOUIS RAPHAEL I SAKO al SANTO PADRE nel corso dell'udienza ai membri del Sinodo caldeo tenutasi a Roma ieri, 26 ottobre 2015.  


Beatissimo Padre,
1. oggi noi vescovi caldei abbiamo la grande gioia d’essere accolti da Sua Santità in udienza particolare. E' un tempo forte per la nostra chiesa e d’incoraggiamento nella drammatica situazione in cui viviamo insieme ai nostri fedeli perseguitati, scacciati e derubati di tutto, a motivo della nostra fede in Cristo. Noi sentiamo sempre la Sua vicinanza, la Sua preghiera e i suoi appelli, e recentemente il 9 ottobre durante il sinodo, l'ha espresso con l’affetto di Padre che soffre per i suoi figli. Grazie di cuore Santità.   Auspichiamo ed attendiamo la Sua visita quando sarà possibile per confermarci più nella nostra fedeltà al Cristo e darci conforto e speranza.
2. Beatissimo Padre, oggi ci troviamo insieme con Lei prima del nostro sinodo patriarcale e vogliamo rinnovare la nostra fedeltà nel servire tutti senza distinzione fino alla fine e con grande amore e dedizione. Siamo consapevoli dei rischi, ma la nostra fede ci dona il coraggio di continuare a sperare e amare. Dobbiamo avere il coraggio di nostro Padre Abramo che sperò contro ogni speranza.
3. La nostra Chiesa è apostolica non solo perché è stata fondata dagli apostoli, ma perché è martire come lo è stata la Chiesa primitiva degli apostoli. Seguendo l'esempio dei nostri martiri iracheni, che non possiamo certo dimenticare, noi troviamo la forza di perseverare, sperando in un cambiamento dei cuori di tutti gli uomini, là dove germoglia la Grazia divina ci sarà un futuro migliore per tutti.
E speriamo che un giorno vengano dichiarati beati e santi tutti coloro che sono stati uccisi per la fede, il vescovo Raho ed i sacerdoti come Raghid e gli altri, con i laici.  
4- I cristiani del Medio oriente sempre sono stati sottoposti a pressioni e nulla lascia pensare che presto troveranno la pace.  La tolleranza di cui si parla non significa per nulla libertà e uguaglianza. Tolleranza è un termine peggiorativo. Vogliamo vivere nel nostro paese e nella nostra terra, senza distinzione tra una maggioranza e una minoranza, ma come cittadini che hanno i loro diritti e doveri, sia che siano cristiani o musulmani, e di lavorare per il consolidamento dei valori di libertà e dignità, unità e la sovranità.
In tutto questo la Santa Sede ha un ruolo cruciale, perciò propongo a Sua Santità di convocare i patriarchi per studiare la situazione e presentare delle prospettive pratiche per questi paesi.
5. I Pastori delle Chiese orientali cattoliche sui iris constatano, con preoccupazione e dolore, che il numero dei loro fedeli si riduce sui territori tradizionalmente patriarcali e, da qualche tempo, sono obbligati a sviluppare una pastorale dell’emigrazione. Sono certo che essi fanno il possibile per esortare i propri fedeli alla speranza, a restare nel loro paese ed a non vendere i loro beni. Anche qui un patriarca come padre di un popolo e non di una terra geografica ha a cuore tutte le problematiche e le difficoltà che oggi le nostre comunità al di fuori del territorio patriarcale vivono.
Chiedo la Vostra Benedizione Apostolica, Santo Padre, per me, per i nostri vescovi, i sacerdoti, i religiosi, le religiose e per tutta la comunità caldea sparsa in tutto il mondo, La chiedo anche per tutti i cristiani dell'Iraq e tutti i nostri fratelli musulmani cui vogliamo bene.
Grazie

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