venerdì, ottobre 23, 2015

 

Dal 24 ottobre il sinodo. I caldei si riuniscono a Roma


«Stendi, o Madre, il mantello della tua protezione sulla santa Chiesa caldea e intercedi presso la santa Trinità e l’unico Dio che ti ha fatto regina del cielo e della terra perché essa scenda sul nostro patriarca e sui vescovi del sinodo della Chiesa a Roma perché lavorino per il bene della Chiesa e la salvezza dei fedeli».
È un passagio della preghiera che i cattolici caldei sono stati invitati a recitare in questi giorni, in vista dell’ormai imminente assemblea sinodale. Dal 24 al 29 ottobre prossimi, a Roma, si terrà infatti il sinodo della Chiesa caldea, al quale sono stati convocati i ventuno vescovi alla guida delle diocesi caldee presenti in territorio iracheno, in Medio oriente e presso le comunità caldee in diaspora.
Molti, e delicati, gli argomenti all’ordine del giorno. I presuli, secondo quanto diffuso dal patriarcato caldeo, saranno chiamati a confrontarsi soprattutto sulle tragiche emergenze che coinvolgono i popoli del Medio oriente, comprese quelle che riguardano le decine di migliaia di cristiani fuggiti dalla Piana di Ninive sotto l’incalzare dei fondamentalisti del cosiddetto Stato islamico. Ai vescovi verrà anche chiesto di tracciare un bilancio dei due anni e mezzo trascorsi dall’elezione del patriarca Louis Raphaël I Sako. Verrà affrontata, inoltre, come riferisce l’agenzia Fides, la controversia ecclesiale sorta intorno a un gruppo di sacerdoti e monaci che, nel corso degli ultimi anni, avevano lasciato le proprie diocesi e le proprie case religiose in Iraq senza il permesso dei superiori, e si erano trasferiti negli Stati Uniti e in altri Paesi occidentali dove è più diffusa la diaspora caldea. Già nell’ottobre dello scorso anno, come si ricorderà, il patriarca Sako aveva pubblicato un decreto in cui ordinava ai fuoriusciti senza permesso di rientrare nelle rispettive diocesi di origine, o di concordare con i propri vescovi e con i capi delle comunità la regolarizzazione del proprio trasferimento.
Nel corso dell’assemblea sinodale, i vescovi caldei saranno anche chiamati a stabilire i criteri che devono orientare una gestione efficace e trasparente dei fondi destinati alla carità e all’assistenza ai rifugiati. Si discuterà anche dell’urgenza di favorire la partecipazione dei laici alla vita ecclesiale, attraverso la valorizzazione dei consigli parrocchiali.
È alle porte, dunque, un sinodo particolarmente importante, per la buona riuscita del quale il patriarcato ha invitato a pregare tutte le parrocchie e le comunità caldee sparse nel mondo. In modo specifico, come accennato, a partire dalla scorsa settimana è stata suggerita la recita di una preghiera speciale dedicata alla Vergine Maria da aggiungere a quella del rosario. La preghiera, pubblicata dal sito del patriarcato e tradotta e rilanciata dal sito Baghdadhope, affida all’intercessione di Maria il sinodo e i vescovi che vi prenderanno parte affinché «lavorino per il bene della Chiesa e la salvezza dei fedeli».
Il sinodo della Chiesa caldea era stato in precedenza convocato per lo scorso 22 settembre ad Ankawa, sobborgo di Erbil, capoluogo del Kurdistan iracheno, abitato in maggioranza da cristiani, dove sono ospitati anche buona parte dei profughi della Piana di Ninive fuggiti davanti all’avanzata dei jihadisti del sedicente Stato islamico. Successivamente, però, l’assemblea sinodale è stata rinviata, anche nella speranza che la nuova convocazione a Roma possa rendere più agevole il viaggio per i vescovi provenienti dagli Stati Uniti, dal Canada e dall’Australia. Tra l’altro, come è noto, il patriarca Sako si trova già a Roma, dove in Vaticano prende parte ai lavori del sinodo generale ordinario dell’episcopato della Chiesa cattolica sulla vocazione e missione della famiglia.

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