venerdì, luglio 24, 2015

 

Iraq: ACS dona viveri a 13mila famiglie di rifugiati cristiani

By Aiuto alla Chiesa che Soffre

Nuovo progetto di Aiuto alla Chiesa che Soffre in Iraq. Alla fine di giugno la fondazione pontificia ha donato pacchi viveri a 13mila famiglie cristiane rifugiate nel Kurdistan iracheno, per un totale di 690mila euro.
Dall’inizio dell’avanzata di Isis nel giugno 2014, ACS ha sostenuto la Chiesa irachena con oltre 7milioni e 300mila euro. Nella sola arcidiocesi caldea di Erbil, dove hanno trovato rifugio i cristiani fuggiti da Mosul e dalla Piana di Ninive, la sola fondazione ha contribuito ad oltre il 60% degli aiuti ricevuti a livello internazionale.
«Il supporto di ACS ha avuto un grande impatto sulla vita della nostra comunità - ha scritto l’arcivescovo caldeo di Erbil, monsignor Bashar Matti Warda, dopo l’invio dei pacchi viveri - Dal profondo del nostro cuore vi ringraziamo per essere vicini alle nostre famiglie in un momento tanto drammatico». I doni sono stati distribuiti da gruppi di volontari di età compresa tra i 15 ed i 18 anni. Ognuna delle famiglie ha avuto di che vivere per almeno un mese: riso, zucchero, olio, fagioli, carne, formaggio e acqua. Aiuto alla Chiesa che Soffre continuerà a raccogliere fondi per garantire il costante invio di viveri nei prossimi mesi.
Nel Kurdistan iracheno i cristiani si preparano al primo triste anniversario della fuga dalla Piana di Ninive. Nella notte tra il 6 ed il 7 agosto 2014, oltre 120mila fedeli sono stati costretti ad abbandonare le proprie abitazioni a causa dell’avanzata dello Stato Islamico. Dopo i primi mesi trascorsi nelle tende, nelle chiese o in palazzi abbandonati, grazie al contributo di Aiuto alla Chiesa che Soffre, le famiglie cristiane hanno trovato alloggio in case in affitto o nelle strutture prefabbricate fornite dalla fondazione. E tra pochi giorni inizierà l’anno scolastico, nelle otto scuole prefabbricate donate da ACS per garantire un futuro ai piccoli rifugiati.
Piccoli segni di speranza che aiutano i cristiani a sopportare l’incertezza e le difficoltà quotidiane, come le alte temperature estive e la mancanza di elettricità anche per 14 ore al giorno. La Chiesa continua a rappresentare l’unico punto di riferimento per le migliaia di famiglie di rifugiati, «assieme – nota monsignor Warda - alla vicinanza e alle preghiere dei cristiani di tutto il mondo».

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