martedì, luglio 28, 2015

 

Cor Unum per il dramma siro-iracheno e il 10° di "Deus caritas est"

By Radiovaticana

Papa Francesco continua ad indicare al Pontificio Consiglio Cor Unum, le priorità per gli ultimi, i più poveri ed i dimenticati. Per questo il dicastero vaticano per la Carità del Papa sta organizzando due eventi importanti: il 25 e 26 febbraio 2016 un grande incontro a 10 anni dall’enciclica di Benedetto XVI “Deus caritas est”. Il prossimo 17 settembre è previsto un incontro di coordinamento per le opere di carità in Siria e Iraq, come spiega al microfono di Roberto Piermarini il segretario di Cor Unum mons. Dal Toso
Siamo in fase preparatoria, soprattutto in vista del 17 settembre quando per la terza volta ospiteremo qui a Roma un incontro di coordinamento per i grandi organismi di carità cattolici che stanno operando nel contesto della crisi siro-irachena che, come sappiamo, dal punto di vista umanitario, è probabilmente la più grave crisi da 25 anni a questa parte e che vede la partecipazione e l’impegno di tanti organismi cattolici.
Lei ha già avuto la possibilità di recarsi in Siria per coordinare questi aiuti...
Sì, io sono stato in Siria l’ultima volta alla fine di ottobre dell’anno scorso per un incontro con i vescovi della Siria e abbiamo contatti direi quasi quotidiani con i diversi attori. L’idea è quella di cercare il più possibile di tenere insieme tutti questi soggetti che operano. E’ difficile fare un coordinamento operativo perché si tratta di molti soggetti, perché la situazione è molto delicata, perché il Paese non è accessibile in tutte le sue parti e perché sono in gioco questioni molto di rilievo. Però quello che per noi è importante è cercare il più possibile di tenere insieme tutti questi grandi soggetti, in modo che anche si renda visibile che c’è una testimonianza della Chiesa importante in questo momento a favore dei nostri fratelli e sorelle in Siria e in Iraq che stanno soffrendo. Ovviamente l’impegno della Chiesa cattolica non è solamente per i cristiani ma è per tutta la popolazione.
Questo è in linea con la preoccupazione di Papa Francesco per la Siria e per l’Iraq in questo momento per i profughi soprattutto…
Sì, diciamo che il Papa ha parlato moltissime volte della Siria e dell’Iraq e tantissime volte ha chiesto che ci sia la possibilità di trovare delle forme di riconciliazione, di pacificazione. E soprattutto si tratta di finire questa guerra che sta durando da più di 4 anni, e che ha provocato più 220 mila morti, solo in Siria, ha provocato grandi sofferenze, come sappiamo, per i cristiani in Iraq che sono dovuti fuggire perché cacciati dalle loro terre e per la prima volta nella storia in queste parti dell’Iraq non c’è più una presenza cristiana. E’ una situazione gravissima e ovviamente il Papa ripetutamente ha preso posizione perché si trovi prima di tutto una soluzione politica per fermare la guerra. D’altro canto, però, in questo momento quello che la Chiesa cattolica può e deve fare e lo fa il più possibile è dare un segno della sua presenza a fianco delle vittime, quindi di favorire l’assistenza umanitaria, di favorire anche l’assistenza pastorale ai cristiani che sono fuggiti, di cercare di creare anche un ambiente il più possibile accogliente per queste persone. E quindi credo che questa presenza a fianco della popolazione è la testimonianza più grande che la Chiesa può dare in questo momento per arginare almeno il più possibile le ferite che questa guerra ha aperto.
A lunga scadenza quale altra iniziativa da parte di Cor unum?
Noi stiamo preparando, con l’incoraggiamento di Papa Francesco, un grande incontro il 25 e il 26 febbraio dell’anno prossimo, a 10 anni della pubblicazione dell’enciclica “Deus caritas est”. Questa enciclica è veramente una pietra miliare per tutto il settore della carità della Chiesa sia perché ha dato un indirizzo teologico a tutta questa attività, a tutto il servizio di carità Chiesa e perché soprattutto ha sottolineato che questo servizio della carità della Chiesa è centrale per la Chiesa, così come lo sono la predicazione della Parola di Dio, come la celebrazione dei Sacramenti. Allora questa Enciclica ha segnato un momento importantissimo per l’attività caritativa della Chiesa e ha avuto anche dei frutti enormi per la Chiesa nei diversi continenti sia per l’attività concreta sia anche direi proprio per la comprensione, per una visione corretta del servizio della carità, e vorrei dire anche per un coinvolgimento più diretto anche dei pastori della Chiesa in questo settore. In questo senso io amo dire che Papa Benedetto ha dato un quadro teologico che Papa Francesco  testimonia quotidianamente, questo servizio all’umanità sofferente al quale Papa Francesco ci chiama continuamente e che lui in prima persona vive. Mi sembra che abbia una sua preparazione da un punto di vista teologico in questa grande enciclica. Per cui c’è sembrato importante celebrare 10 anni di questa Enciclica non solo però con uno sguardo indietro ma soprattutto con uno sguardo in avanti per le prospettive che continua ad aprire per la nostra attività caritativa. E Papa Francesco ha incoraggiato questa iniziativa che giustamente si colloca bene nel quadro dell’Anno della Misericordia.
Chi verrà invitato a questo grande evento?
A questo grande evento verranno invitati i rappresentanti delle conferenze episcopali, i rappresentanti dei grandi organismi cattolici di carità e di volontariato e università pontificie e anche rappresentanti e titolari di diverse cattedre che ci sono in giro per il mondo di teologia della carità in modo da dare un po’ anche una spinta a questo tipo di riflessione teologica.
Si svolgerà a Roma questo incontro?
Sì, si svolgerà a Roma, qui nel Palazzo San Pio X. Noi contiamo su una grossa partecipazione  e abbiamo anche contattato  relatori di grande rilievo esattamente perché ci sembra che sia importante continuare a tenere presente la centralità del servizio della carità per la vita della Chiesa perché questo dà una testimonianza importante anche oggi di come la Chiesa vive veramente radicata vicino all’uomo e si prende cura delle sue sofferenze qualunque esse siano e l’uomo nella sua integrità, quindi nei sui bisogni corporali ma anche nei suoi bisogni spirituali.

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