domenica, giugno 21, 2015

 

Iraq, Scola a Erbil fra i profughi cristiani in fuga dall'Isis


«Si muovano, decidano. Le dichiarazioni d'intenti di Europa e Stati Uniti non bastano. Dicano se e cosa vogliono fare e lo facciano, perché tutti devono avere uguali diritti». Usa parole ferme l'arcivescovo di Milano, cardinale Angelo Scola, poco dopo aver incontrato i profughi nei campi di Erbil, Kurdistan iracheno. Ieri ha visto bambini senza braccia, talvolta superstiti di famiglie sterminate, quasi sempre cristiani sfollati da Mosul e dalla piana di Ninive occupati dalle milizie dell'Isis.
«Ho trovato gente provata - racconta il Cardinale che ha accolto l'invito del patriarca di Babilonia dei caldei Louis Raphael I Sako - Hanno sul viso il dolore, ciò che hanno sofferto. Vivono in condizioni di grande difficoltà ma hanno sempre nel cuore il sogno di tornare nelle loro terre. Ciò implica un percorso che deve per forza coinvolgere la politica internazionale e non può basarsi esclusivamente sulle soluzioni messe in campo sul piano umanitario». «Soluzioni, appunto - taglia corto l'Arcivescovo di Milano, che nei giorni scorsi ha iniziato il suo viaggio in Libano - Le trovino e le mettano in atto».
«Nell' ultimo anno - riassume il vescovo di Erbil, Bashar Warda - più di 125mila cristiani sono stati costretti a fuggire dai loro villaggi solo perché hanno scelto di rimanere cristiani, rifiutando le condizioni poste dall'Isis. Meno di un anno fa quelle stesse famiglie vivevano nelle loro case, sostenendosi da sole con entrate, con entrate sufficienti o abbondanti».
La diocesi di Milano intanto non è rimasta a guardare e, attraverso la Caritas ambrosiana, ha lanciato una raccolta fondi straordinaria che al momento ha consentito di arrivare a 110mila euro (oltre ai 145mila già inviati nei mesi scorsi), fondi che Scola ha consegnato ieri a Erbil «per le esigenze di chi sta soffrendo».
Il Cardinale racconta di aver visto negli occhi dei profughi ancora la paura della furia jihadista: «Ricordano fughe in una notte, le case bruciate in pochi minuti, le violenze. Nei campi hanno il minimo, tutto il resto manca. Vivono una situazione pesantemente drammatica ma hanno un ultimo sguardo positivo - ribadisce - che è volto alla speranza di tornare».
Quindi l'appello alla politica internazionale, a Europa e Usa perché si interfaccino con le potenze del Medio Oriente e trovino un'intesa «affinché i diritti di ogni persona siano rispettati, indipendentemente dalle rispettive religioni», visto che, «per fare un esempio, un cristiano curdo da queste parti non ha nemmeno sulla carta gli stessi diritti che hanno i musulmani».
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