venerdì, febbraio 13, 2015

 

L'ISIS a Mosul cambia linguaggio. Più promesse e meno minacce, ma aumentano i disertori

By Baghdadhope*

"Insieme ci prendiamo cura dell'albero del Califfato" *


In questi ultimi anni siamo stati abituati ad identificare l'ISIS con la sua bandiera nera che invoca morte e terrore, specialmente nelle zone in cui ha completamente sostituito altri vessilli e simboli.
Secondo quanto riportato da Ankawa.com, a Mosul, la sua "capitale" in terra d'Iraq, l'ISIS sta lentamente cambiando registro. La bandiera nera si rimpicciolisce per far posto ad immagini più rassicuranti, in grado di convincere la popolazione soggetta alla dominazione dell'ISIS di vivere in un vero e proprio stato i cui i cittadini non sono obbligati a favorirne la crescita ma coinvolti. Uno stato che si rivolge loro con un "insieme" includente che li rende partecipi più che vittime.
Immagini che grondano retorica, quella facile da comprendere e difficile da dimenticare. Mani maschili (ça va sans dire) che accolgono e proteggono della terra (madre, patria) da cui spunta rigoglioso il germoglio da cui si protende il "fiore" dell'ISIS, sullo sfondo di un prato promettente grandi messi, e di un cielo placidamente azzurro solcato da uccelli che volano liberi verso il futuro.
La realtà, per quanto poco si sappia da Mosul, è diversa. E' lecito pensare che non tutti i cittadini della città vivano bene in un regime che ha trovato legittimazione attraverso il terrore. Per quella che nessuno sa se sia maggioranza  o minoranza oppressa e silenziosa, questo nuovo linguaggio altro non è che un goffo tentativo di autolegittimazione da parte dello stato islamico, nulla che possa convincerla di far parte di quel "noi" o che possa rassicurarla, specialmente se sono vere le notizie (purtroppo per ora non supportate da foto) secondo le quali altri manifesti annunciano la sopravvivenza dell'ISIS a Mosul nonostante i giornalieri attacchi aerei compiuti dalla coalizione internazionale, dichiarazioni perfettamente in scia di quelle che per decenni hanno usato i media iracheni nel dipingere il paese, a dispetto della realtà, come "vincitore". I cittadini di Mosul sono invitati a partecipare, ma che non si illudano, lo stato islamico lascerà la città solo se, e quando, obbligato, e per ora essi ne sono di fatto prigionieri. 
Attenzione:
(si vieta) a tutti gli autisti di camion  di trasportare (membri) dell'esercito dello stato islamico.
Per ordine dello stato islamico.*

Destino che, peraltro, condividono con gli stessi membri dell'esercito dello stato islamico, alcuni dei quali, sempre secondo Ankawa.com, starebbero cercando di disertare a causa dei sempre più frequenti attacchi aerei che potrebbero portare alla liberazione di Mosul. Per porre freno al fenomeno lo stato islamico ha infatti eretto altri cartelli in cui si fa divieto ai  camionisti di trasportare i membri del suddetto esercito.
Questa volta però non c'è nulla di rassicurante, nessun'immagine serena, solo, di nuovo, la bandiera nera.

* Traduzione di Baghdadhope

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