mercoledì, febbraio 25, 2015

 

Cristiani rapiti da Is: mons. Audo, vogliono dividere Siria

By Radiovaticana

Sono decine e decine le famiglie cristiane, assire e non solo, rapite negli ultimi giorni in Siria dai gruppi jihadisti del sedicente Stato Islamico (Is) nella regione nord orientale di Hassake, lungo il fiume Khabur. Una chiesa è stata distrutta, alcuni villaggi sono al momento occupati. Nella zona, inoltre, da domenica è in corso un'offensiva dei peshmerga curdi, sostenuti dai raid aerei della coalizione internazionale. Secondo la Rete assira dei diritti dell’uomo, con sede in Svezia, circa mille famiglie cristiane avrebbero già abbandonato le loro abitazioni nel nord est del Paese.
L’emergenza è confermata anche da mons. Antoine Audo, vescovo di tutti i caldei della Siria e presidente di Caritas Siria, intervistato da Giada Aquilino:
E’ una zona accanto a Hassake, nel nord-est della Siria. Si tratta di circa 35 villaggi, in prevalenza assiri, ma ci sono anche tre villaggi abitati da caldei, che quindi dipendono da me. Ho parlato con il mio vicario ad Aleppo, che è in contatto con Hassake e mi ha detto che si parla dell’arrivo di 3 mila persone: famiglie di questi villaggi che stanno scappando verso Hassake. Hanno organizzato un programma d’aiuto per ospitarle presso famiglie cristiane di Hassake. Si parla di 50 cristiani rapiti, altri dicono 90, altri ancora dicono 150. Si dice che hanno preso questi cristiani per fare scambi con i curdi, che hanno preso ostaggi dal gruppo islamico ‘Daesh’.
Quindi sarebbe per uno scambio di prigionieri?
Sì, così sembra.
Ci sono richieste in questo senso?
Ho sentito dire che quello è lo scopo della presa dei prigionieri assiri e caldei.
Perché i miliziani dello Stato islamico in questo momento stanno colpendo proprio al confine con la Turchia?
Penso che abbiano il sostegno della Turchia. Possiamo dirlo chiaramente, anche se la Turchia non lo riconosce. Vogliono fare la guerra contro i curdi nella regione: è chiaro. E poi seminare terrore e disordine. Penso che lo scopo di questa politica sia distruggere la Siria, dividerla come hanno fatto in Iraq.
Come vivono i cristiani della Siria oggi? Lei più volte ha parlato di un drammatico impoverimento… 
Sì, tutti siamo diventati poveri. E’ veramente una cosa terribile. Non si può negare. Prima della guerra tutti i siriani, particolarmente i cristiani, potevano vivere e lavorare. Adesso non c’è sicurezza, non c’è lavoro. I ricchi sono partiti, la classe media è diventata povera e i poveri sono diventati miserabili!
In questo quadro di emergenza che dura da quattro anni - perché poi non c’è solo l’emergenza del sedicente Stato Islamico, ma c’è anche il conflitto interno - che aiuti arrivano ai cristiani siriani? Lei è presidente di Caritas Siria…
Caritas, come organizzazione cattolica internazionale, fa di tutto per organizzare gli aiuti nelle sei regioni della Siria, perché per Caritas la Siria è divisa in sei regioni: Damasco, Horan, Homs, nel litorale Tartus e Latakia, poi Aleppo, quindi la regione di Hassake, dove c’è adesso questo dramma e per il quale abbiamo deciso di dare un aiuto di emergenza alle famiglie. Generalmente Caritas si occupa di cibo, medicine, scuole, anziani, profughi…
Questi aiuti bastano?
Caritas lavora con tutti, non c’è una distinzione confessionale. E’ un servizio umanitario della Chiesa cattolica per tutti, anche per i musulmani, davvero per tutti i gruppi. I cristiani, tramite le diocesi e i loro vescovi, hanno programmi speciali per sostenere e aiutare. Sono molto attivi.
E ai cristiani arrivano aiuti da altre realtà? Da Hassake l’arcivescovo siro-cattolico Hindo ha lanciato un appello: dalla Mezzaluna Rossa non sarebbero arrivati aiuti per i cristiani…
Un aiuto generale. Noi come cristiani lavoriamo anche con la Mezzaluna Rossa ma non è facile, i cristiani non sono abituati ad andare a chiedere, aspettano il sostegno della Chiesa. L’arcivescovo siro-cattolico di Hassake, unico arcivescovo cattolico della regione, deve prendersi cura di tutti questi cristiani nel nome della Chiesa universale e quindi si capisce il suo appello per sostenere tante famiglie cristiane in questa prova.
La popolazione siriana in questo momento sente la vicinanza della comunità internazionale?
No, sentono un complotto internazionale contro la Siria, per distruggere questo Paese. 
Il Papa più volte ha pregato per i cristiani di Siria e non solo: come vengono accolte le preghiere del Pontefice?
 Sono un sostegno straordinario. Quando i cristiani perdono tutto guardano alla Chiesa, guardano al Papa per chiedere sostegno e fiducia. Questo è l’atteggiamento profondo.
Lei in questi giorni è stato a Roma, in Vaticano, per fare il punto sull’impegno della Caritas, insieme a Caritas Internationalis…
Sì, ho avuto incontri con Caritas Internationalis e contatti con differenti Congregazioni. Il mio appello è: cerchiamo la pace con la preghiera, con la riflessione, con una buona formazione. Tutti perdiamo nella distruzione della Siria: si deve fare la pace, nel rispetto di tutti.

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