venerdì, settembre 05, 2014

 

Continua la campagna "Adotta un cristiano di Mosul". Già raccolti oltre 350mila euro

By Asia News
Bernardo Cervellera

A un mese dall'inizio della campagna "Adotta un cristiano di Mosul", AsiaNews ha già inviato in Iraq una prima tranche dei fondi ricevuti fino al 31 agosto: 279.219,96 euro.
Con le donazioni giunte in questi primi giorni di settembre anche dalla Fondazione Pime Onlus - e che verranno inviate entro un mese - la campagna ha raccolto finora oltre 350mila euro.
Tutte queste donazioni vengono consegnate - secondo l'indicazione del patriarca di Baghdad Mar Louis Sako - al Comitato dei vescovi del Kurdistan che stanno affrontando l'emergenza di nutrire, alloggiare, vestire, consolare oltre 150mila profughi cristiani, yazidi, turkmeni, sciiti e sunniti, fuggiti da Mosul, Qaraqosh e da altre zone del Nord Iraq conquistate dalla violenza dello Stato islamico.
La campagna "Adotta un cristiano di Mosul" è nata dal desiderio di partecipare almeno un minimo al dolore dei nostri fratelli e sorelle cacciati da Mosul come degli infami a causa della loro fede, costretti a scegliere fra la conversione all'islam, la sottomissione, la fuga o la morte. Essa è divenuta un modo per rispondere in concreto e subito al loro bisogno, invece di accontentarsi di imprecare contro "i musulmani", contro l'Onu, gli Stati Arabi, l'Europa, gli Stati Uniti "che non fanno niente".
La campagna è stata anche un modo di seguire papa Francesco che ha continuato a lanciare messaggi alla comunità internazionale  per  "proteggere quanti sono interessati o minacciati dalla violenza e per assicurare gli aiuti necessari, soprattutto quelli più urgenti, a così tanti sfollati, la cui sorte dipende dalla solidarietà altrui".
Da subito, il patriarca e i vescovi irakeni, ci hanno aiutato a comprendere che in gioco vi è l'esistenza dei cristiani, ma con loro anche l'esistenza dello stesso Iraq come Paese multietnico, e di un Medio oriente dove siano garantiti il dialogo e il rispetto per ogni etnia e religione. Per questo, essi stessi, usano gli aiuti per sostenere non solo i cristiani, ma tutti i profughi bisognosi di cibo, di vestiti e di alloggio, aiutando tutti loro a restare nel loro Paese e a resistere alla tentazione dell'emigrazione.
In tal modo i vescovi dell'Iraq e noi con loro, domandiamo alla comunità internazionale non dei visti per l'estero (facile modo di scaricarsi la coscienza), ma il ripristino della giustizia e della sicurezza per la popolazione del Nord Iraq, fermando e neutralizzando gli aggressori dello Stato islamico.
Di solito, le guerre si fanno in agosto per sfuggire all'attenzione dei media. La nostra campagna, lanciata in agosto, in un periodo tradizionale di vacanza, spensieratezza e distrazione, ha trovato una risposta che stupisce anzitutto noi stessi.
Alla campagna hanno partecipato donatori da tutti i continenti: Italia (l'80%), Corea del Sud, Stati Uniti, Malta, Gran Bretagna, Spagna, Canada, Hong Kong, Vietnam, Nuova Zelanda, Malaysia, Repubblica Ceca, Australia, Polonia, Brasile, Messico, Russia, Argentina, Germania, Svizzera, Danimarca, Irlanda, Belgio, Ungheria, Colombia, Lussemburgo.
Al nostro appello hanno risposto laici, sacerdoti, religiosi e religiose; missionari; singoli, coppie o famiglie; bambini, che hanno voluto donare i propri risparmi; studi di professionisti, ristoranti, fondazioni culturali; diocesi e parrocchie che hanno dedicato una raccolta fondi ai "fratelli iracheni". Si va da un minimo di uno-due euro a un massimo di 5mila. Alcuni hanno scelto di adottare "un cristiano di Mosul" su base mensile, e hanno già effettuato un secondo versamento per le necessità di settembre. Altri hanno intitolato il loro contributo a una persona cara scomparsa.
Fra i messaggi che più ci hanno commosso vi è quello di un nonno che ha spedito due euro, frutto dei piccoli sacrifici della sua nipotina e quello di una donna, senza lavoro e malata, che pur essendo indigente, ha voluto versare 5 euro, la somma necessaria ad acquistare il cibo per un giorno a un profugo irakeno.
Una signora anziana, commentando il suo dono, ci ha detto: "Il piccolo sacrificio che facciamo non è nulla a confronto delle sofferenze che questi nostri fratelli e sorelle stanno vivendo. Per questo occorre non solo donare, ma anche pregare".
Una così ampia generosità vissuta in un periodo di crisi economica mostra che la solidarietà è ancora viva.
In una società che si sazia di parole, che producono immobilità e scetticismo, questi gesti di responsabilità e rischio personale affermano che il mondo può cambiare, anzi sta già cambiando.
Grazie dal profondo del cuore a tutti voi che avete aderito a questa campagna e a tutti voi che continuate a sostenere i nostri fratelli e sorelle perseguitati. Il vostro contributo porta una goccia di speranza a chi soffre, ma anche a chi dona.

Per le modalità di adesione alla campagna  "Adotta un cristiano di Mosul", clicca qui.

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