"La situazione sta peggiorando. Gridate con noi che i diritti umani sono calpestati da persone che parlano in nome di Dio ma che non sanno nulla di Lui che è Amore, mentre loro agiscono spinti dal rancore e dall'odio.
Gridate: Oh! Signore, abbi misericordia dell'Uomo."

Mons. Shleimun Warduni
Baghdad, 19 luglio 2014

24 maggio 2014

Il nunzio in Giordania: il Papa ravviva la speranza dei cristiani


La Giordania è dunque la prima tappa del viaggio del Papa in Terra Santa: ma come vive la comunità cattolica di questo Paese la presenza di Papa Francesco?  Ascoltiamo mons. Giorgio Lingua, nunzio apostolico in Giordania e Iraq , al microfono del nostro inviato Fabio Colagrande:
"La vive con molto entusiasmo, con molto orgoglio, direi, e con una partecipazione attiva da parte di tutti. Fin dall’inizio, quando questa notizia è stata ufficializzata, si sono messi in moto per organizzarsi per essere presenti."
Cosa significa questa grande celebrazione allo stadio di Amman per i cristiani che sono qui, in Giordania?
"E’ senz’altro un momento di gratitudine verso quello che sta facendo il Santo Padre: già lo stanno seguendo quotidianamente attraverso i mezzi di comunicazione sociale; ed è anche un momento di speranza, perché sanno che hanno bisogno di essere stimolati perché la tentazione di lasciare questa regione così instabile per i cristiani, è forte. Quindi, lo sentono anche come un conforto e uno sprone a dare il meglio di sé, rimanendo qui."
E’ molto atteso anche l’incontro del Papa con i rifugiati, a Bethany beyond the Jordan: cosa significherà quest’altro incontro?
"Questo incontro, secondo me, è innanzitutto un atto di gratitudine del Papa nei riguardi di coloro che stanno lavorando per accogliere questi fratelli. La Chiesa giordana, attraverso Caritas Jordan in particolare, ma anche attraverso altre organizzazioni, sta lavorando tantissimo: oltre 300 mila sono i rifugiati siriani registrati negli uffici della Caritas. E poi, è una delicatezza nei confronti di coloro che soffrono, che arrivano in condizioni a volte disperate, con famiglie distrutte, come i bambini orfani, le vedove, e quindi hanno bisogno di sentire che qualcuno è dalla loro parte, li sostiene, è loro vicino."
Lei crede che potranno arrivare in Giordania anche cristiani dall’Iraq, per questa occasione?
"Si sono organizzati: un piccolo gruppo, una rappresentanza verrà – non è facile il viaggio. Ma lo stanno seguendo molto anche dall’Iraq, sperando che un giorno il Santo Padre decida “di fare un salto” anche dall’altra parte …"

Dunque, che cosa i cristiani si aspettano da questa visita di Papa Francesco? Quali frutti potrà avere?

"Penso che i cristiani si aspettino quello che Papa Francesco ha detto in una Messa a Santa Marta: che Gesù ci ha lasciato tre parole chiave, pace-amore-gioia. Qui tutti vogliono pace, qui tutti cercano amore, qui tutti vogliono vivere nella gioia, e la esprimeranno: il Papa se ne accorgerà, di quanta gioia i cristiani sanno esprimere!"