domenica, dicembre 15, 2013

 

Mar Louis Raphael I Sako: Cosa perderanno le società mediorientali se i cristiani fuggono

By Baghdadhope*

Baghdadhope pubblica la traduzione del testo integrale dell'intervento di Mar Louis Raphael I Sako alla conferenza in corso a Roma "Christianity and Freedom: Historical and Contemporary Perspectives" organizzata dal Religious Freedom - Berkley Center - Georgetown University.

Mar Louis Raphael I Sako
Patriarca di Babilonia dei Caldei

LA SITUAZIONE ATTUALE
Prima di tutto vorrei ringraziarvi per la vostra attenzione e cura nei confronti  dei cristiani del Medio Oriente. Speriamo ancora che la fratellanza e la pace possono essere rafforzati oggi nelle varie regioni del Medio Oriente colpite da conflitti interni e guerre. Sappiamo infatti che la vita cristiana è fondata sulla speranza. Le parole di Gesù: "Non abbiate paura" (Mt 10:31) ci incoraggiano ad essere e rimanere un segno di speranza per tutte le persone in quei luoghi dove Dio ci ha fatto nascere .
La guerra rimane una delle più grandi sfide in Medio Oriente. Noi pensiamo che, purtroppo, alcuni poteri stiano favorendo le tensioni. In Iraq, dopo 10 anni non abbiamo ancora sicurezza e solo in quest’anno ci sono stati 6.200 morti. Ci sono attacchi giornalieri, esplosioni, rapimenti ed omicidi e lo stesso sta accadendo in Siria ed in Egitto. Il Patriarca copto cattolico, Sidrak, ha recentemente dichiarato che nel corso degli ultimi diciotto mesi più di 100 chiese egiziane sono state attaccate;  in Siria fino ad ora ne sono state attaccate 67, più di 45000 cristiani hanno lasciato il paese e due vescovi  e 12 suore sono state rapite a Maolula. Una vergogna per il mondo intero!
L'Islam politico estremista è in crescita in Medio Oriente. Questo fenomeno rappresenta una seria preoccupazione per i cristiani. Chi c'è dietro di loro? Chi li finanzia dando loro le armi?
Durante il 2013 il conflitto settario tra sciiti e sunniti iracheni è aumentato drammaticamente. Ci sono due assi di sostegno a questo conflitto: Iran, Iraq , Libano e Siria stanno sostenendo gli sciiti, Arabia Saudita, Qatar e Turchia stanno sostenendo i sunniti. Migliaia di persone sono state uccise e l'unità del paese è stata minacciata. I musulmani dovrebbero lavorare per un accordo ed un dialogo permanente  perché la lotta settaria intra-musulmana è una grande perdita per tutti. La gente sta morendo e le infrastrutture vengono distrutte.
Il sistema di sicurezza in molti paesi è inefficace e poco professionale. I governi sono generalmente incapaci di controllare la situazione.
A seguito dell’invasione guidata dagli Usa che ha rovesciato Saddam Hussein  le agitazioni si sono diffuse  in Iraq distruggendolo. Un periodo di violenza settaria ha sostituito la dittatura. La sofferenza è diventata una lotta quotidiana per tutti gli iracheni, ma specialmente per i cristiani. I musulmani sono sempre abbastanza forti grazie alle loro tribù ed hanno anche il vantaggio di vivere in un paese governato dalla legge islamica. * (Vedi nota)
Nel 1987  la comunità dei cristiani iracheni includeva oltre 1,2 milioni di fedeli ma oggi ne sono rimasti meno della metà. Ancora più preoccupante è che i numeri diminuiscono giorno dopo giorno. Il Comitato delle Nazioni Unite per i rifugiati ha recentemente dichiarato che 850.000 iracheni cristiani hanno lasciato il paese dal 2003. Naturalmente siamo preoccupati per il nostro futuro. L'indebolimento costante del cristianesimo in Iraq non è solo una tragedia per il nostro Paese  ma per l'intera regione .

IL CRISTIANESIMO HA RADICI PROFONDE IN MEDIO ORIENTE
Il cristianesimo mediorientale ha le sue origini nel primo periodo apostolico del cristianesimo e dal suo inizio è stato espresso nella lingua e nella cultura siriaca. Il Siriaco, che è ancora oggi molto diffuso tra i cristiani in Iraq, è molto vicino all’aramaico di Gesù e della prima comunità cristiana.
Il cristianesimo siriaco si diffuse da questa regione in tutta l'Asia fino al Tibet ed alla Cina e rappresenta una delle espansioni più significative della fede nella storia. Il debito culturale, teologico e spirituale verso questi primi missionari cristiani è immenso. Dobbiamo ricordarlo mentre assistiamo alla crescita del cristianesimo in Asia ai giorni nostri.
Fu ad Antiochia, che faceva parte della provincia romana di Siria, che i seguaci di Gesù Cristo furono per la prima volta chiamati cristiani: le sedi patriarcali di cinque chiese hanno avuto origine proprio ad Antiochia (siro-cattolica, siro-ortodossa, maronita, greca ortodossa e greca cattolica o melchita ).

LE RAGIONI PER LE QUALI I CRISTIANI VENGONO ATTACCATI
1- Lotta settaria. Il conflitto tra i gruppi politici ha un impatto negativo sulla sicurezza e spesso i cristiani sono vittime delle tensioni tra essi. Uno degli obiettivi è quello di costringere i cristiani in ghetti territoriali. Io sono ad esempio molto preoccupato per il progetto politico di creare una "zona indipendente" nella Piana di Ninive, nel nord. La piana di Ninive è in gran parte circondata da arabi e curdi ed i cristiani servirebbero alla creazione di una zona cuscinetto utile ed indifesa fra quelle due parti. A mio parere sarebbe preferibile lavorare a livello costituzionale per garantire la libertà religiosa ed i  pari diritti ai credenti di tutte le fedi in tutto il paese, compresi i cristiani che fino a poco tempo fa vivevano in tutto l'Iraq. La situazione dei cristiani in Siria è simile.
2- Islam estremista. Gli estremisti musulmani hanno nostalgia per una umma (nazione) unita al Califfato e temono che i musulmani perdano i propri principi morali a causa del modernismo e della globalizzazione esportati dall’occidente. Essi rifiutano lo stato laico, la società multiculturale ed altri valori occidentali, perseguendo la loro strategia per stabilire uno stato islamico ed un regime confessionale: sciiti e sunniti.
Mentre sembra che ci sia un conflitto confessionale tra sunniti e sciiti essi sono d'accordo su alcuni obiettivi chiave. Entrambi i gruppi vogliono vivere sotto la legge islamica (Sharia) e che gli sforzi dell'Occidente per la democrazia e la creazione di un regime moderno siano infruttuosi. L'opposizione alla democrazia è sostenuta da eserciti e denaro provenienti da diversi paesi perché la prospettiva di una democrazia stabile in Iraq  o in Siria, Egitto o Libano disturba i loro interessi, così come disturba i paesi vicini, ed il conflitto siriano è un modello di questo problema.
Per queste ragioni la situazione della libertà religiosa sta peggiorando sia in Iraq  che in Siria e rimane un serio motivo di preoccupazione. Molte persone provenienti da vari gruppi religiosi sono presi di mira a causa della loro identità religiosa o delle loro tendenze secolari.
3- I criminali e la criminalità organizzata: i criminali cercano soldi ed i cristiani sono un bersaglio facile perché non hanno milizie o tribù a difenderli. Poiché il governo non è in grado di controllare l'intero paese i cristiani hanno sofferto molto.

LA POSIZIONE DELL’OCCIDENTE
L'Occidente non capisce le difficoltà e le paure che i cristiani stanno vivendo in diversi paesi del Medio Oriente. Il radicalismo religioso sta crescendo e diventando molto aggressivo. La violenza religiosa è in aumento in tutto il Medio Oriente e sta disgregando le comunità e distruggendo le relazioni tra persone di diverse tradizioni religiose. Questa violenza danneggia il tessuto stesso delle società mediorientali. Gli estremisti islamici vogliono approfittare della situazione attuale (l'anarchia in diverse regioni) al fine di cancellare la presenza cristiana in Medio Oriente come se fosse un ostacolo per i loro piani. Ci sono paesi che non vogliono la cosiddetta democrazia della "primavera araba" perché la libertà è per loro pericolosa.
L'Occidente deve aprire gli occhi per vedere le paure e le speranze che animano i cristiani e le minoranze in Iraq, Siria ed Egitto.  La maggior parte dei cristiani chiede: che garanzia abbiamo di non essere uccisi o espulsi dai nostri paesi prima o poi? Come possiamo avere sicurezza ed un futuro migliore? Queste sono le sfide e le questioni cruciali.
Alcuni paesi dell'Occidente stanno purtroppo incoraggiando l'emigrazione dei cristiani. Ogni mese diverse famiglie che si trovano in una buona situazione economica (quasi 10 persone al giorno) lasciano il paese per sempre. Molti giovani cristiani, soprattutto quelli che sono ben istruiti, stanno lasciando l'Iraq. Questa è una perdita immensa per coloro che rimangono e per la cultura e la politica irachena.
Speriamo quindi in passi più positivi dell’Occidente che possano cambiare la situazione per il meglio, ed aumentare il benessere del popolo iracheno e degli altri popoli in Medio Oriente. Speriamo ardentemente che sia ancora possibile arrivare ad un modo armonioso di vivere insieme, forse lo stabilire un criterio di cittadinanza che consenta a tutti di essere integrati, indipendentemente dalla religione o dall’etnia, e basato sull'idea che tutti gli uomini sono creati uguali. Abbiamo bisogno di un modo per aiutare i musulmani a riconciliare l'Islam con la cittadinanza basata sulla piena uguaglianza. Uno stato laico positivo che rispetti la religione e la cooperazione tra leader religiosi e politici sarebbe l'ideale. L'Occidente deve aiutare i nostri paesi a rispettare i diritti umani, e in particolare la libertà religiosa, così come sono rispettati in Occidente.
Vale la pena sottolineare che molti milioni di siriaci cristiani: Malabaresi e Malankaresi, hanno vissuto in India sin dai primi secoli della cristianità. Questi siriaci cristiani, legati ai cristiani iracheni per fede e comunione ecclesiale, contribuiscono notevolmente alla vita dell'India, un vasto e popoloso paese con molte religioni, un sistema democratico ed una costituzione laica dove la libertà religiosa aiuta a sostenere i rapporti tra la maggioranza indù e le minoranze musulmana e cristiana.
In Iraq è fondamentale che il governo, la polizia, l'esercito, i tribunali e tutte le istituzioni sostengano la legge e mantengano l'ordine tra tutti i cittadini, e che il sistema educativo sottolinei l'unità nazionale eliminando dai programmi scolastici, dai libri e dalle istituzioni religiose le espressioni che favoriscono l'odio, la violenza o la marginalizzazione di un gruppo religioso rispetto agli altri. Ciò che noi speriamo è che la situazione cambi e la sicurezza torni.

IL CONTRIBUTO STORICO DEI CRISTIANI NELLA CULTURA MUSULMANA
La situazione attuale è ancora più tragica se consideriamo che il cristianesimo ha le sue radici in Medio Oriente. In Palestina, Siria, Libano, Iraq ed Egitto i cristiani erano una maggioranza molto prima dell'arrivo dell'Islam ed erano ben organizzati. Al tempo della conquista araba, nel Dar al-Islam (terra dell'Islam) i "Popoli del Libro" (ebrei e cristiani) erano tollerati e trattati come minoranze religiose sotto la protezione dell'Islam (dhimmi), e riconosciuti come credenti in Dio nonostante il loro rifiuto di accettare il profeta Maometto. I maschi adulti non erano quindi tenuti a convertirsi, sebbene tale opzione fosse sempre valida, ma dovevano pagare una tassa (djizya) come prezzo per questa protezione. Oltre a ciò ai cristiani erano imposte alcune condizioni come l'obbligo di indossare abiti distintivi.Nel secondo secolo dell'Islam le leggi divennero più severe. Il primo periodo omayyade fu caratterizzato da un atteggiamento aperto e tollerante verso i cristiani. Uno dei motivi principali potrebbe essere stato il bisogno dei musulmani del sapere amministrativo ed economico dei cristiani così come della loro esperienza nel governare e nell'organizzare i territori appena conquistati. San Giovanni Damasceno fu ad esempio uno dei primi e più influenti teologi cristiani sull'Islam. Si pensa che lui e suo padre abbiano servito come amministratori nel califfato omayyade. Giovanni, un santo della Chiesa cattolica, conosceva l' aritmetica, la geometria, la teologia, la musica e l'astronomia e nel 1883 fu dichiarato Dottore della Chiesa da Papa Leone XIII.
Nell'atteggiamento dei musulmani verso i cristiani si avverte però una certa ambivalenza per ragioni sociali e politiche. A volte i musulmani erano più aperti e tolleranti, a volte più aggressivi ed addirittura tirannici.
Questa ambivalenza è facilmente giustificata da diversi versetti coranici. Il periodo abbaside inaugurò un momento di ampio e fertile scambio culturale come conseguenza della diffusione della lingua araba. Incaricati dai califfi (Bayt Al-Hikma - casa della saggezza) i cristiani, principalmente di tradizione siriaca, intrapresero enormi lavori di traduzione dal greco al siriaco ed all'arabo, in particolare nei campi della scienza, della filosofia e della medicina In questo modo la conoscenza del mondo greco-romano fu resa disponibile come uno dei fondamenti per lo sviluppo della cultura arabo-islamica. La trasmissione dei grandi classici alla civiltà islamica ampliò le possibilità intellettuali del mondo musulmano e contribuì in modo significativo alla fioritura del pensiero politico e religioso occidentale. I cristiani in Medio Oriente continuano a cercare questo ruolo agendo oggi come  ponte nel vitale e necessario dialogo tra Occidente e Islam. Non solo i chierici produssero letteratura, ma anche i laici istruiti ed i medici. Tra di loro  il famoso Bokhtiso, un medico cristiano della scuola di Medicina in Gundishapur che servì i califfi. Questi autori erano allo stesso tempo teologi. Gli arabi usavano il termine: "’elm al-Kalam" che significa la scienza del parlare di Dio (Teologia). Ci sono testi in siriaco che erano principalmente destinati ai cristiani per l'uso interno alle loro comunità, per incoraggiarli nella fede ed aiutarli a rispondere ad alcune domande ed obiezioni sollevate dai musulmani, e testi scritti in arabo, alcuni dei quali di natura apologetica ed altri chiaramente polemici, con i quali si presentavano i dogmi e la morale cristiana ai musulmani.
Oggi molti musulmani non conoscono la storia dei cristiani nella formazione religiosa e intellettuale della civiltà islamica. E' fondamentale che questo momento positivo nelle relazioni tra cristiani e musulmani diventi meglio conosciuto e che la sua importanza per l'Islam sia meglio compresa.
Nei secoli XII e XIII, dopo aver contribuito allo sviluppo della cultura araba e di quella persiana, i cristiani ed i musulmani vivevano in un mondo culturale comune in cui condividevano i valori ed i risultati.
Durante il periodo ottomano il centro della discussione fu l'applicazione del sistema dei Millet
(gruppo etnico o religioso non musulmano) come nuovo concetto di definizione dello status delle comunità religiose non musulmane. Il Millet ebbe un impatto molto profondo sull'identità delle diverse comunità cristiane lasciando segni indelebili nelle menti della gente e persino nelle istituzioni. Molti problemi che i cristiani affrontano oggi nel mondo islamico non possono essere compresi se non si tiene conto dell'esperienza del sistema dei Millet che è sopravvissuto in un un modo o nell'altro nei moderni stati a maggioranza musulmana. Il suo impatto reale rimane ambiguo e necessita di ulteriori ricerche.Per quanto riguarda l'importante questione dei rapporti tra cristiani e musulmani ai nostri tempi vale la pena prendere in considerazione l'esperienza del passato, e le attuali comunità siriache in Iraq, Siria, Libano e India che hanno sviluppato una forma di incontro con i loro vicini musulmani  nel campo del dialogo, della testimonianza cristiana, della coesistenza e della cooperazione. Si spera che questa lunga tradizione possa aiutare i cristiani siriaci a preservare il loro ricco patrimonio ed a continuare a offrire i loro contributi alle rispettive culture. Non dobbiamo dimenticare che il cristianesimo siriaco è il quarto pilastro culturale della prima tradizione cristiana insieme con l'ebraico, il latino ed il greco.
In quanto tale la continua repressione della tradizione siriaca sarebbe profondamente dannosa per il cristianesimo come religione globale. Il cristianesimo siriaco è però anche vitale per il benessere delle nazioni a maggioranza musulmana del Medio Oriente. Esso, insieme a tutte le altre culture cristiane del Medio Oriente contemporaneo, presta alla regione la sua pluralità e la sua diversità. La perdita del cristianesimo in Medio Oriente altererebbe radicalmente i contorni della cultura e della società in nazioni come l'Iraq, la Siria e l'Egitto, e rappresenterebbe un duro colpo a qualsiasi speranza di pluralismo e democrazia.
Quando gli ebrei lasciarono gran parte della regione del Medio Oriente nei decenni dopo la seconda guerra mondiale il rapporto tra essi ed i musulmani fu fondamentalmente modificato. Ciò è vero anche per i rapporti dei cristiani con l'Islam. Un esodo dei cristiani dal Medio Oriente come quello che sta avvenendo avrebbe un impatto di proporzioni storiche sulle relazioni islamo-cristiane. In sintesi, i cristiani sono parte integrante del tessuto arabo nazionale.
Essi hanno contribuito alla realizzazione della civiltà arabo-islamica accanto ai loro fratelli musulmani. E' nell'interesse della regione, dell'Occidente e dell'intera comunità internazionale che essi rimangono in Medio Oriente come cittadini che godono di piena uguaglianza per la legge e sono quindi in grado di continuare a contribuire alle rispettive culture.

COME POSSONO I  CRISTIANI ED I MUSULMANI VIVERE PACIFICAMENTE INSIEME?
Il ruolo delle comunità religiose:
Le autorità religiose in Medio Oriente hanno un ruolo unico ed insostituibile nell'unire le persone. E' di vitale importanza che i gruppi religiosi lavorino insieme nel promuovere una cultura del dialogo e della pace in modo tangibile, e una cultura del riconoscimento dell'altro che è diverso, perché "Dio ci ha creato diversi." Dobbiamo raggiungere un ampio consenso e il rispetto della dignità umana così come i valori della cittadinanza e della convivenza. Il discorso religioso deve difendere i diritti di tutte le persone e la sacralità di ogni vita.
E' semplicemente inaccettabile che lo scorso venerdì un imam iracheno abbia invitato i suoi fedeli a non salutare i non-musulmani. Non può esistere una tale cultura!
Il governo:
Il governo iracheno, in tutte le sue parti e come negli altri paesi, ha bisogno di essere unito e di collaborare in modi positivo per garantire la sicurezza e la tutela della libertà religiosa e della diversità etnica, nonché di promuovere la riconciliazione e la coesione sociale tra tutti gli iracheni.
La "cultura della pace" deve essere una cultura della "cura reciproca".
Tutti i cittadini dovrebbero scambiarsi idee e proposte sulle azioni concrete da compiere per rafforzare il dialogo, costruire la fiducia, diffondere una cultura di pace e promuovere i valori della dignità umana, dei diritti umani, della cittadinanza, della convivialità e dei valori della libertà religiosa e della democrazia.
Il ruolo cristiano:
Da parte loro, i cristiani in Medio Oriente dovrebbe cercare di rimanere nella loro antica patria e mantenere la loro presenza storica non fuggendo verso l'Occidente. Essi devono essere abbastanza coraggiosi da continuare ad essere testimoni nei rispettivi paesi. Allo stesso tempo essi devono far sì che le loro difficoltà e sofferenze siano un vero segno di speranza e di pace per i loro concittadini.
Tutte le nazioni dovrebbero incoraggiare i cristiani del Medio Oriente a continuare ad essere coinvolti ed attivi nella cultura, nel lavoro sociale e nelle politiche dei rispettivi paesi, senza avere paura di rivendicare i loro diritti civili e l'uguaglianza in tema di cittadinanza.
Questo importante obiettivo è stato sottolineato da Papa Francesco nel suo incontro in Vaticano il 21 novembre scorso con 10 capi delle Chiese del Medio Oriente quando ha detto che la Chiesa cattolica romana "non accetterebbe" un Medio Oriente senza cristiani “che si trovano spesso costretti a fuggire dalle zone di conflitto e di tensioni nella regione".
Per questo ripeto che è giunto il momento di passare dalla tolleranza alla libertà religiosa ed alla piena cittadinanza. A questo proposito  vorrei citare il Papa emerito Benedetto XVI dalla sua Esortazione Apostolica Ecclesia in Medio Oriente: "La tolleranza religiosa esiste in un certo numero di paesi  ma non ha molto effetto poiché rimane limitata nel suo campo di azione. Vi è la necessità di andare oltre la tolleranza verso la libertà religiosa. Intraprendere  questo passo non apre la porta al relativismo, come alcuni vorrebbero sostenere. Esso non compromette la fede ma spinge piuttosto ad una riconsiderazione del rapporto tra l'uomo, la religione e Dio.Non è un attacco alle "verità fondamentali " della fede in quanto, nonostante le divergenze umane e religiose, un raggio di verità risplende su tutti gli uomini e le donne. Sappiamo molto bene che la verità, a parte Dio, non esiste in quanto realtà autonoma perché se così fosse sarebbe un idolo. La verità non può realizzarsi se non in una alterità aperta a Dio che vuole rivelarsi entro ed attraverso i miei fratelli e le mie sorelle."
Per quanto ci riguarda noi cristiani dobbiamo trovare le risposte alle domande dei musulmani come fecero i nostri padri durante i periodi degli Ommayadi e degli Abbasidi. Un tale impegno può aiutare la Chiesa a cercare una nuova metodologia ed un nuovo e più comprensibile linguaggio teologico in arabo per aiutare i cristiani ed i musulmani a comprendere la nostra fede e l'importanza della libertà religiosa per ogni persona ed ogni società.
Suggerisco quindi che la Chiesa produca un nuovo documento indirizzato solo ai musulmani. E' importante chiarire con loro sia le nostre paure che le nostre speranze. Tra le altre cose questo documento dovrebbe spiegare, in un linguaggio compatibile con l'Islam, la magnifica dottrina della libertà religiosa così com’è articolata nella Dignitatis Humanae, la Dichiarazione sulla libertà religiosa del Concilio Vaticano II.
Naturalmente è anche di fondamentale importanza che le voci moderate dell'Islam si levino subito per dire "no" alla violenza contro i cristiani. È giunto il momento per i musulmani moderati, che costituiscono la maggioranza, di iniziare a promuovere la convivenza civile e la libertà religiosa nelle loro società.
Essi devono dimostrare al mondo con i fatti che l'Islam non è una religione di "terrore ed uccisione" di civili innocenti. La maggioranza della popolazione musulmana è buona e non violenta. Essa non è d'accordo con gli estremisti ma allo stesso tempo ha paura di reagire pubblicamente  In breve invito i nostri amici musulmani in Medio Oriente a condurre un'azione comune a favore di "una parola comune".

CONCLUSIONE: COSA PERDEREBBERO LE SOCIETA’ MEDIORENTALE SE I CRISTIANI FUGGISSERO.
L'emigrazione dei cristiani è una perdita di grande significato storico per i musulmani. Se i cristiani fuggono dal Medio Oriente portano con sé la loro apertura mentale, la loro cultura, le loro qualifiche ed il loro impegno per la libertà religiosa. E’ importante per i cristiani e per i musulmani lavorare insieme per determinare la forma futura delle loro società e dei loro paesi nel mezzo dei cambiamenti politici che scuotono la regione. Essi devono costruire, a poco a poco, un nuovo modello di società in Medio Oriente.
I cambiamenti sono enormi e molto veloci. Musulmani e cristiani devono affrontarli insieme con coraggio e speranza. I cristiani sono importanti per il Medio Oriente a causa della loro cultura, gli alti livelli di istruzione, le competenze, il loro spirito di cooperazione e le loro istituzioni come le scuole, gli ospedali, gli orfanotrofi, le case per gli anziani ed i poveri, così come per la loro intraprendenza economica e le piccole imprese che gestiscono.
Molti musulmani apprezzano la loro presenza ed il loro contributo. Molti capiscono che i cristiani sono una garanzia per un futuro migliore per i musulmani.
I tentativi di reprimere i cristiani, o farli fuggire dalle loro rispettive terre d'origine in Medio Oriente dove hanno vissuto per secoli, rappresentano un grave crimine nei loro confronti, un colpo per l'unità nazionale ed una grande perdita per i musulmani. Un Medio Oriente senza cristiani perderebbe la sua bella multi-identità. Noi cristiani cerchiamo di rimanere nelle nostre patrie, perché ci siamo impegnati ad amarci l’un l’altro, ma i cristiani sono anche educati a vivere nella libertà e nella pace, e da dove non ci sono libertà e pace essi fuggono in cerca di un rifugio per educare i propri figli e per vivere liberamente la propria fede.
Quelli tra loro che sono rimasti si sentono ora naturalmente molto più vulnerabili e se siamo isolati  siamo incapaci di fare qualsiasi cosa. Quando però saremo uniti, allora saremo una Chiesa forte e avremo un impatto sulla società. I cristiani del Medio Oriente hanno a lungo convissuto con diversi tipi di oppressione. Stabilire la libertà e la democrazia richiede tempo ed istruzione. Una separazione tra governo e religione è particolarmente importante. La democrazia non può funzionare se l'Islam non si aggiorna. Dobbiamo lavorare insieme per uno stato civile in cui l'unico criterio sia la cittadinanza basata sulla piena uguaglianza davanti alla legge. I leader religiosi musulmani dovrebbero essere coinvolti nel dialogo per costruire una società multiculturale e multireligiosa, e ridurre le tensioni interreligiose ed i  conflitti in modo da costruire la vera coesistenza.
I discorsi settari e provocatori non aiutano lo sviluppo dell'umanità e sono in contrasto con il messaggio religioso universale di Natale: “Pace sulla terra”.
Poiché  siamo tutti creati da Dio ognuno di noi è portatore di un patrimonio che ci lega profondamente all’altro. I paesi del Medio Oriente hanno bisogno di un modello culturale e sociale che promuova l'unità attraverso il pluralismo, la libertà religiosa e l’armoniosa convivenza tra i vari gruppi religiosi ed etnici. La chiusura è segno di morte, l'apertura è segno di crescita e di integrazione. Le religioni devono agire in modo positivo orientando le persone a porre fine al clima di odio. In conclusione permettetemi di fare alcune raccomandazioni. L'Occidente e la comunità internazionale devono aumentare i loro sforzi per aiutare le nazioni musulmane del Medio Oriente a modernizzare l'approccio dell'Islam nei confronti della libertà religiosa. Come parte di questi sforzi  l'Occidente e la comunità internazionale dovrebbero operare per convincere le nazioni musulmane che la loro repressione e la persecuzione delle comunità cristiane minoritarie non danneggiano solo i cristiani ma le stesse società. Tutti dovrebbero operare per fermare l'esodo mortale che affligge la comunità cristiana e l'intero Medio Oriente.

Nota: I cristiani e le altre minoranze sono stati logorati da una sempre peggiore situazione relativa alla sicurezza: dal 2003 ad oggi, più di 1000 cristiani sono stati uccisi in Iraq, altri sono stati rapiti e torturati, alcuni sono stati rilasciati solo a prezzo di un alto riscatto e 62 tra chiese e monasteri sono stati attaccati.

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