martedì, ottobre 01, 2013

 

Mar Louis Raphael I Sako a Sant'Egidio: Martirio, il dono della Chiesa irakena

By Baghdadhope*

Nell'ambito dell'incontro internazionale per la pace "Il Coraggio della Speranza. Religioni e culture in dialogo" organizzato dalla Comunità di Sant'Egidio tenutosi a Roma dal 29 settembre al 1° ottobre era prevista la presenza di Mar Louis Raphael I° Sako, Patriarca di Babilonia dei Caldei.
Il testo dell'intervento di Mar Sako presso la Basilica di San Bartolomeo all'Isola per l'incontro intitolato: "Martirio, realtà attuale dei cristiani" è stato pubblicato dal sito della Comunità di Sant'Egidio.
 
Eccolo:
Martirio, il dono della Chiesa irakena

Per noi cristiani dell’Iraq, il martirio è il carisma della nostra Chiesa, antico di oltre 2 mila anni. In quanto minoranza, siamo continuamente di fronte a delle difficoltà e sacrifici, ma siamo coscienti che, essere  cristiani non è una scelta facile, essere cristiano davvero  vuol dire incorporarsi in Cristo per  essere i suoi  testimoni, e può significare giungere fino alla fine,” al martirio”. Il martirio non è una ideologia o uno scopo come pensano i Mujahidin musulmani, ma è una scelta ed un impegno. Dunque il martirio è una realtà quotidiana.
Qui in Iraq si capisce che la fede non è una questione ideologica, o una speculazione teologica, ma una realtà mistica. La fede è un incontro personale con Cristo che ci conosce, che ci ama e a cui ci doniamo totalmente. Credere è conoscere, amare e vivere e condividere. Per lui bisogna andare sempre oltre, fino al sacrificio. Il martirio è l’espressione assoluta  della fedeltà a questo amore. Il 31 ottobre 2011, il p. Wassim, il giovane prete della cattedrale siro-cattolica  in Bagdad si è rivolto ai terroristi e ha gridato: Uccidete me e liberate i fedeli. Sapeva quel che diceva: era il suo impegno  di pastore e d’amore per Cristo e per i suoi”.
Penso che uno non diventa cristiano col battesimo automaticamente , ma diventa cristiano ogni giorno..Da quello che ho vissuto e visto in Iraq  mi ha colpito e sono tante volte rimasto in ammirazione. Ad un padre di famiglia gli hanno portato il suo figlio un ingegnere ucciso, invece di lamentarsi  è venuto a mettersi in ginocchio davanti all'altare  gridando Signore grazie. Tu me l’hai dato e tu lo prendi. Era per me il vero  Giobbe!
I cristiani del mondo intero possono rinnovare la loro fede e il loro impegno stando a contatto con i cristiani perseguitati in Iraq e altrove. Il loro esempio aiuta a trovare un senso per la vita. Le nostre preghiere le celebrazioni non sono riti magici ma  sono momenti forti e privilegiati di festa, speranza e gioia. L'Eucaristia non è un rito che corre ma un tempo di unione, condivisione, comunione, d'incoraggiamento e d'invio.
Allo stesso tempo, l’amicizia, la solidarietà e il sostegno dei nostri fratelli e sorelle dell’occidente ci dà il coraggio di resistere e restare nella nostra terra e nelle nostre chiese, continuando la nostra presenza e la testimonianza cristiana. Sapere che ci siete vicini, ci spinge a coltivare una vita in comune, in pace e in armonia, con i nostri fratelli musulmani.
Non lasciateci perdere  il nostro coraggio e la nostra speranza.
Nel libro dell’Apocalisse è detto alla Chiesa di Smirne e forse la stessa parola si ripete ai cristiani in difficoltà come in Iraq e in Siria. " non temere… sii fedele sino alla morte, e ti darò la corona della vita " (Apocalisse  2/10) e  "Coraggio, ho vinto il mondo" (Gv 16, 33).
I vostri fratelli e sorelle, testimoni coraggiosi della loro fede e che hanno sofferto vari tipi di persecuzione hanno bisogno della vostra solidarietà, vicinanza e preghiera. Grazie a Dio di questo dono.
I Cristiani in ME sono invitati a continuare la loro testimonianza nella loro situazione concreta e tuttavia le loro difficoltà e la sofferenza di essere un vero segno di speranza e di pace per i loro cittadini. Essi dovrebbero sviluppare un migliore dialogo di comprensione basato sui diritti umani e valori religiosi. Incoraggiamo i laici a essere più coinvolti e attivi nella cultura, sociale, politica dei loro paesi e a non avere paura di rivendicare i loro diritti civili e l'uguaglianza della cittadinanza.

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