sabato, giugno 01, 2013

 

Iraq, oltre mille vittime nelle violenze a maggio. Mons. Warduni: continua esodo dei cristiani


Sono oltre mille le persone uccise e circa 2.300 quelle rimaste ferite in Iraq a maggio, in seguito a una nuova fiammata di scontri nel Paese. Il bilancio, il più grave dal 2008, è stato reso noto dalla missione delle Nazioni Unite in Iraq che chiede al governo di “mettere fine allo spargimento di sangue”.
L’Iraq resta dunque nelle sabbie mobili di una grave crisi politica e di sicurezza, aggravata dalle proteste della minoranza sunnita contro il governo del primo ministro Nuri al-Maliki, accusato di attuare una politica discriminatoria nei loro confronti.
Sui motivi di questa ennesima ondata di violenze Marco Guerra ha intervistato il vescovo ausiliare caldeo di Baghdad, mons. Shlemon Warduni:
Nessuno dice perché si fanno queste cose: sono interessi, sono cose differenti, ma non di religione, perché questi sono sunniti e questi sono sciiti… Ma perché ciascuno pensa solo per se stesso! Ci saranno poi le elezioni e anche lì ciascuno penserà solo ai propri interessi! Sua Beatitudine, il nostro Patriarca, Sua Beatitudine Louis Sako, ha voluto un’iniziativa di riconciliazione e anche il capo religioso sciita Seid Hammar el Katim ha voluto radunare oggi i capi sia dei partiti, sia dei gruppi, sia delle confessioni per provare a sciogliere almeno un po’ il ghiaccio fra di loro. Quindi la questione degli interessi e l’egoismo influiscono, purtroppo, su questa nostra situazione.
Come si vive nell’insicurezza?
 E’ una cosa terribile, veramente… Tutti hanno paura e si vedono, qualche volta, anche le strade quasi vuote; molti hanno paura di andare in chiesa… E’ una situazione veramente terribile!
La Chiesa come sta vivendo questa situazione e la comunità cristiana continua la sua diaspora all’estero?
 Prima di tutto, come Chiesa, preghiamo: chiediamo al buon Dio di darci questa pace. L’esodo - certamente - continua: specialmente adesso che siamo alla fine delle scuole, ci si aspetta che tanti partiranno, purtroppo…
La comunità internazionale come può aiutare l’Iraq?
Prima di tutto non vendendo le armi, cercando poi di favorire la riconciliazione e aiutando coloro che sono qui e non facendo in modo di agevolare l’esodo.

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