martedì, maggio 21, 2013

 

Lettera del patriarca caldeo, Mar Louis Raphael I Sako, al clero della Sua Chiesa

By Baghdadhope*

A 15 giorni dall'inizio del primo sinodo della chiesa caldea da lui presieduto il Patriarca Mar Louis Raphael I Sako ha indirizzato al suo clero nel mondo una lettera di chiarimenti sulla questione del nazionalismo caldeo che sta contrapponendo il Patriarcato - a favore dell'unità con le altre chiese presenti in Iraq e che tracciano la loro comune origine nella Chiesa dell'Est diffusasi in Mesopotamia ai tempi della predicazione di San Tommaso - e le due diocesi caldee degli Stati Uniti da tempo a favore di una netta divisione delle suddette chiese in base alla diversa identità nazionale: quella caldea erede dell'impero caldeo con base a Babilonia e quella assira erede dell'impero assiro con base a Ninive. 
A contrapporsi ed a scatenare recentemente un vero e proprio "botta e risposta" tra il Patriarcato Caldeo e le diocesi americane sono state da una parte le dichiarazioni dei vescovi degli USA, Monsignor Sarhad Y. Jammo e Monsignor Ibrahim N. Ibrahim, che hanno ribadito anche ultimamente nell'ambito del Congresso Nazionale Caldeo tenutosi la scorsa settimana a Detroit la loro ferma intenzione di non fare marcia indietro per quanto riguarda le proprie posizioni a favore della "caldeità" non solo religiosa ma anche etnica/nazionalistica, e dall'altra i  recenti incontri avvenuti in Australia tra Mar Louis Sako ed i massimi rappresentanti in quel continente della Chiesa Assira dell'Est e dell'Antica Chiesa Assira dell'Est e le intenzioni di unità espresse in quelle occasioni da tutte le parti. 

Che le rivendicazioni nazionalistiche caldee avrebbero rappresentato un motivo di attrito era chiaro già dal momento stesso della nomina a  Patriarca di Mar Louis Sako. Quando, in una delle primissime interviste rilasciate in qualità di  patriarca, alla domanda su come avrebbe potuto far conciliare il suo desiderio di unità con le spinte nazionalistiche che avevano lacerato la Chiesa dal suo interno e che presentavano i caldei come diversi dai fedeli delle altre chiese in Iraq dal punto di vista religioso ed etnico la sua risposta fu:
"E' un argomento che dovrebbe essere studiato approfonditamente su basi storiche, scientifiche e linguistiche ed in ciò la Chiesa ed i laici possono dare un gran contributo.
La nostra chiesa è allo stesso tempo locale ed universale e termini come "Caldeo" o "Assiro" sono retaggi del colonialismo che mirava a dividere una comunità con origini comuni. Stabilire se gli antenati di ogni iracheno cristiano provengono da Babilonia o da Ninive non è facile. Per l'armonia ed il dialogo - basi di partenza della collaborazione e quindi della crescita - è necessario che le due parti in causa non cadano nella trappola del cieco nazionalismo. Nazionalismo e fondamentalismo da qualsiasi parte traggano origine sono ostacoli sulla via dello sviluppo e della pace."    

Allora era febbraio, ora sono passati quasi 4 mesi.
La questione deve essere risolta, e la lettera di Mar Louis Raphael I Sako che Baghdadhope pubblica integralmente dimostra come sia desiderio del Patriarca farlo al più presto.
In attesa del Sinodo. 

Lettera del patriarca caldeo
al clero della Sua Chiesa


Cari confratelli vescovi, sacerdoti, religiosi,
"Grazia a voi e pace da Dio, nostro Padre, e al Signore Gesù Cristo" (Rom 1/7)

La Chiesa Caldea è invitata a raccogliere sé stessa
La nostra Chiesa è ferita, dispersa e sofferente per diversi motivi tra i quali la destabilizzazione nel Paese da quando è caduto il regime di Saddam nel 2003; la mancanza della visione sulla realtà e sul futuro; l'esodo dei cristiani; la fuga di alcuni sacerdoti in Occidente e verso altre  chiese; l'assenza di autorità interna; il non rispetto dei canoni che sovraintendono i rapporti verso l’esterno e gli affari.
L'eredità che ho ricevuto è un’eredità pesante e per questa ragione sento il dovere di scrivervi, come padre di tutta la Chiesa Caldea, per condividere con voi le preoccupazioni, le speranze ed il dovere di assumere, ognuno, le proprie  responsabilità.
Ciò a cui vi invito è una seria pausa contemplativa che ci permetta di riflettere sulla nostra attuale situazione, di raccoglierci in preghiera per la crescita della nostra chiesa e  di riaffermare il suo ruolo così come indicato dal Signore Gesù.
Questa pausa sarà l’occasione giusta per lavorare insieme come una squadra e servire la nostra gente con spirito evangelico senza eccezione.
Non bisogna perdere tempo.
La campagna nazionalistica caldea e la posizione del Patriarcato
Non è un difetto amare la propria nazione ed esserne orgogliosi, ma lo è il considerarla migliore delle altre ed ad esse superiore, ed insultare coloro che non riconoscono questa stessa identità nazionale.
Così è successo recentemente tanto che è stato chiesto un chiarimento sulla posizione  del Patriarcato per quanto riguarda il nazionalismo caldeo e le sue implicazioni politiche. Alcune voci hanno provato a distruggere l'identità della nostra Chiesa Caldea Cattolica, della quale siamo orgogliosi, attraverso i media appellandosi alla "libertà di espressione". Sfortunatamente un sito web della Chiesa ha sposato queste idee: sono persone che vedono le cose con un occhio solo e cercano di indirizzare il cammino della Chiesa per soddisfare i propri interessi. Non succederà mai! Siamo una Chiesa e guardiamo alle cose con occhi ben aperti, con una visione globale e  senso di responsabilità. Quelle persone non potranno farci dimenticare i nostri principi cristiani, ed il nostro cammino verso l'autenticità è nel ritorno alle origini e nel rinnovamento.
L'unità è una grande sfida perché senza di essa non c'è futuro.
Insisto su essa e chiedo a tutti di assumersi la responsabilità di realizzarla al di fuori delle polemiche e delle divisioni, e che specialmente le dichiarazioni comuni tra le diverse chiese mostrino la realtà dell'unica fede a prescindere dalla diversità delle sue espressioni.
Lavoriamo tutti per l'unità della Chiesa d'Oriente, perché ogni divisione è un peccato. Nel corso della nostra recente visita pastorale alla diocesi di Australia (2-16 maggio) abbiamo vissuto importanti incontri all’insegna dell’unità con la Chiesa Assira d'Oriente, incontri che rimarranno impressi nella nostra memoria e nel nostro cuore e che ci hanno dato ulteriore impulso ad andare avanti con fiducia per questa strada.

Nella Chiesa non c'è maggioranza e minoranza
La forza della Chiesa sta nella sua missione, non nei suoi soldi, né nel numero dei suoi fedeli. Tante persone hanno recentemente espresso la propria opinione sulla maggioranza e sulla minoranza nella Chiesa, sui ricchi e poveri, i potenti e deboli, e sulla "vittoria" come se fossimo in guerra. Questa è una vergogna. Se ritorniamo al Vangelo vedremo che la forza è nelle piccole cose come il sale e la luce, il lievito, il piccolo gregge! Il nostro essere e rimanere in Iraq e nel Medio Oriente è un segno di speranza e di convivenza nonostante le minacce di morte!
Accettiamo le critiche come fenomeno di civiltà che contribuisce alla crescita, allo sviluppo ed alla prosperità della nostra chiesa, ma devono essere critiche obiettive.

La Chiesa Caldea è ecumenica e aperta a tutti
La Chiesa Caldea Cattolica è stata e sarà sempre aperta a tutte le nazioni e le lingue perché Cristo l'ha mandata per proclamare il Vangelo ovunque nel mondo. In essa oggi convivono assiri, arabi e curdi, dovremmo trasformarli tutti in caldei?  Siamo la Chiesa Caldea Cattolica, aperta ai cristiani ma anche ai nostri fratelli musulmani ed a tutti. Crediamo nell'unità e nel pluralismo, che l'amicizia sia nel cuore della vita divina e che la nostra vita cristiana debba esserne segnata. Noi, il clero, in tutte le nostre posizioni, non abbandoniamo la nostra missione evangelica per trasformarci in sostenitori di politiche nazionalistiche.

La politica e il nazionalismo sono competenza dei laici
Affermiamo che la politica è affare dei laici competenti. Noi li incoraggiamo ad aprire scuole per insegnare la lingua caldea, centri culturali e sociali che si occupino della cultura e dell'arte, partiti politici che difendano i diritti, ma non possiamo inserirci in essa attivamente o esserne sostenitori. Questo è una linea rossa: un clerico non puo diventare un politico o un predicatore di nazionalismo. Restiamo fedeli alla nostra vocazione sacerdotale e al servizio di tutta la gente senza eccezione.

La Chiesa è Madre e Maestra
 La Chiesa è Madre e Maestra e non c'è un conflitto tra le due. L'insegnamento è un'attività che entra nel profondo della maternità. La madre presenta ed aiuta il figlio ad inserirsi nella comunità umana con amore e pazienza, e nella Chiesa con fede, fiducia e speranza. La Chiesa è una madre piena di bontà e di perdono, insegna ai suoi figli la verità e li orienta verso la via giusta, illumina con la luce del Vangelo, lo spirito d'amore e la saggezza tutta la loro vita! Il  Codice Canonico delle Chiese Orientali afferma chiaramente: "I fedeli cristiani, consapevoli della propria responsabilità, sono tenuti ad accogliere con cristiana obbedienza ciò che i Pastori della Chiesa,che rappresentano Cristo, dichiarano come maestri della fede
oppure stabiliscono come guide della Chiesa. I fedeli cristiani hanno pieno diritto di manifestare ai Pastori della Chiesa le proprie necessità soprattutto spirituali e i propri desideri. In ragione della scienza, della competenza e del prestigio di cui godono, essi hanno il diritto, e anzi talvolta il dovere, di manifestare ai Pastori della Chiesa il loro parere su ciò che riguarda il bene della Chiesa e di renderlo noto a tutti gli altri fedeli cristiani, salva restando l’integrità della fede e dei costumi e il rispetto verso gli stessi Pastori e tenendo conto dell’utilità comune e della dignità delle persone" (Can 15 §1,2,3).

Cari amici
Come persone consacrate, il nostro ruolo principale rimane sempre quello di proclamare il Vangelo e di trasmettere la fede con la forza dello Spirito Santo e con amore e fraternità tra tutti gli uomini. In tutte le ordinazioni all'ordinato viene consegnato il libro delle letture, sia le lettere di San Paolo sia il Vangelo. Nell'ordinazione del vescovo il Vangelo gli viene posto sul dorso per fargli ricordare il dovere di “portarlo” con fedeltà fino alla fine della sua vita. La nostra vocazione non accetta compromessi né sfruttamenti ma è sempre rivolta all'immagine di Cristo perché la Sua bellezza ci illumini.
Invito quindi tutto il clero a leggere con particolare attenzione la Costituzione dogmatica sulla Chiesa "Lumen Gentium" ed il decreto sul ministero e la vita dei presbiteri "Presbyterorum Ordinis" del Concilio Vaticano II, ed ad impegnarsi nella sua divina vocazione. Invito anche i monaci a vivere la vita monastica e i voti monastici (castità, povertà e obbedienza) con generosità assoluta in una vita comune sostenuta dalla preghiera, la meditazione, l'ascolto e la libertà, ma pronti ad andare ovunque la Chiesa li chiami perché non devono dimenticare di essere membri attivi della sua rinascita e della diffusione della sua missione.

Cari amici,

È ora di comprendere che la nostra Chiesa Caldea Cattolica è invitata nella sua coscienza a trasformare la sua realtà alla luce della risurrezione, della vita e del rinnovamento con impegno generoso, ed a far contribuire i suoi figli, uomini e donne, nel dipingere il suo futuro con linee chiare, non con le parole né le critiche, ma con le azioni ed i suggerimenti, con metodologia scientifica che potrà trasformarsi in una forza attiva nella società. Tale impresa richiede gli sforzi di tutti ed è questo l’impegno del prossimo sinodo caldeo.
Questi suggerimenti sono a mio parere uno dei modi per costruire la nostra Chiesa con amore e generosità, evitando le trappole dell'individualismo, dell’egoismo e della divisione. Concludo con le parole di San Paolo: "Per il resto, fratelli, abbiate gli stessi sentimenti, vivete in pace e il Dio dell'amore e della pace sarà con voi" (2 Corinzi 13/11).

Louis Raphael I Sako
Patriarca della Chiesa Caldea

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