lunedì, febbraio 04, 2013

 

Mar Louis Raphael I Sako. Rispetto delle tradizioni ma soprattutto rinnovamento

By Baghdadhope*
Roma

L'indaffaratissimo nuovo Patriarca della chiesa caldea, Mar Louis Raphael I Sako, pur già impegnato nei lavori che la sua carica impone ha accettato di rispondere ad alcune domande di Baghdadhope.

Beatitudine, Lei è stato ordinato Arcivescovo di Kirkuk nel novembre del 2003 e fin da subito si è posto come una figura di rinnovamento nell'ambito della chiesa caldea non risparmiando critiche sulla sua organizzazione e gestione. Ciò è vero al punto che il motto patriarcale da Lei scelto contiene proprio la parola rinnovamento insieme ad autenticità ed unità.
Come pensa di attuarlo?
"La prima parola del motto è autenticità e con essa intendo la necessità di essere veri e sinceri nei confronti di se stessi e degli altri, essere chiari e parlare senza timori. Essere liberi di esprimere la propria opinione anche se contraria a quella del nostro interlocutore usando però la delicatezza ed il tatto necessari affinchè la critica diventi costruttiva. Per quanto riguarda l'unità anch'essa deve essere perseguita a livello personale, ecclesiastico, ecumenico ed interreligioso e per farlo - non mi stancherò mai di ribadirlo -  è necessario il dialogo che è l'unica via da opporre alla violenza e perché solo in esso c'è per noi futuro. Per quanto riguarda il rinnovamento sarà necessario molto impegno. Bisognerà porre attenzione alla formazione sì quantitativa, ma soprattutto qualitativa, del clero insistendo sul suo compito di "ispiratore e portatore" di dialogo, interno alla chiesa ed all'esterno di essa. Bisognerà dare maggiore attenzione alla figura del laico nella chiesa, laico che è partner e deve diventare sempre più parte integrante dei consigli pastorali e diocesani. Perché questo partenariato funzioni devono cadere le barriere tra clero e laici eliminando ogni traccia di clericalismo legato a tradizioni rispettabili ma antiche.
Si deve, insomma, smettere di vivere nel passato. Il messaggio della chiesa deve essere incarnato nei tempi presenti e nell'Uomo di oggi."
In questi progetti di rinnovamento che spazio ha la riforma liturgica?
.Come diceva San Giovanni Crisostomo: 'La Liturgia è per l'uomo' e non l'uomo per la liturgia. Noi siamo orientali e come tali abbiamo una linea pastorale e spirituale di natura orientale che però deve adeguarsi ai tempi moderni con un linguaggio più diretto che non dimentichi le nostre tradizioni di 'Chiesa dei Martiri' ma che parli al fedele anche di grazia e di gioia, di salvezza e speranza."
In passato Lei si è pronunciato a favore dell'uso della lingua araba in ambito liturgico perchè in grado di arrivare più direttamente al fedele ed anche per contrastare la sempre maggiore attrazione - da Lei sempre denunciata - esercitata da parte delle chiese evangeliche e protestanti che da subito l'hanno adottata. Anche questo fa parte del rinnovamento?
"Sì. Noi tutti siamo legati e rispettiamo le tradizioni e la nostra storia proponendone in alcuni casi addirittura il recupero . A Mosul ed a Kirkuk, ad esempio sono molte le chiese ornate dalla "Croce Gloriosa", la Croce della nostra tradizione che non porta Cristo ma che nella sua fattura è altamente simbolica perchè ognuno dei quattro bracci è ornato da tre circoli che rappresentano la Trinità e nel loro insieme i dodici discepoli, i quattro circoli all'intersezione dei bracci rappresentano gli Evangelisti e quello centrale ad essi Cristo, inizio e fine di tutto.        
Rispetto delle tradizioni, dunque, ma allo stesso tempo necessità di essere vicini alla gente non solo usando un linguaggio semplice in grado di essere compreso quanto anche nell'uso della lingua del luogo che può essere l'arabo ma anche il curdo o il persiano. La Buona Novella deve rinnovarsi."
Beatitudine, Lei ha parlato di unità. Come si concilia questo desiderio con le spinte nazionalistiche che soprattutto negli ultimi dieci anni hanno lacerato la chiesa dal suo interno? Mi riferisco alla nascità di un atteggiamento che vuole i Caldei diversi dai fedeli delle altre chiese in Iraq non solo dal punto di vista religioso ma anche da quello etnico.
"E' un argomento che dovrebbe essere studiato approfonditamente su basi storiche, scientifiche e linguistiche ed in ciò la Chiesa ed i laici possono dare un gran contributo. La nostra chiesa è allo stesso tempo locale ed universale e termini come 'Caldeo' o 'Assiro' sono retaggi del colonialismo che mirava a dividere una comunità con origini comuni. Stabilire se gli antenati di ogni iracheno cristiano provengano da Babilonia o da Ninive non è facile. Per l'armonia ed il dialogo - basi di partenza della collaborazione e quindi della crescita -  è necessario che le due parti in causa non cadano nella trappola del cieco nazionalismo. Nazionalismo e fondamentalismo da qualsiasi parte traggano origine sono ostacoli sulla via dello sviluppo e della pace." 
Una ricomposizione di questa dualità tra caldei ed assiri potrebbe far ripartire il dialogo tra le due chiese?
"Certamente. Tra i primi a congraturarsi con me ieri è stato proprio Mar Dinkha IV, il Patriarca della Chiesa Assira dell'Est, di cui mi sono definito, ringraziandolo, 'Piccolo fratello'. Tra i miei desideri dal momento della nomina c'era quello di fargli visita a Chicago, dove ha sede il Patriarcato. Purtroppo però i prossimi ed urgenti impegni qui a Roma ed in Iraq per adesso non rendono tale desiderio realizzabile."
Sempre per quanto riguarda il rinnovamento esso comprenderà la nomina di vescovi per le attuali sedi vacanti della chiesa caldea?
"Sì. Per una maggiore efficenza organizzativa si potrebbe pensare, ad esempio, all'unificazione di piccole Diocesi che potrebbero in questo modo contare su maggiori risorse, materiali ed umane. Così come si penserà a Diocesi come quelle del Cairo, Bassora e Diarbakir"
E l'Europa? Nel sinodo del 2007 si discusse della possibilità di creare una diocesi per le ormai decine di migliaia di fedeli caldei che vivono nel Vecchio Continente. E' arrivata l'ora per una diocesi qui, è ora necessaria?
"Sì. Nel prossimo sinodo si parlerà anche di questo."
Beatitudine, per finire una domanda 'leggera'. Qualche giorno fa Baghdadhope ha pubblicato un articolo sullo Shash, il copricapo indossato dal precedente patriarca. Lei lo userà?
"No. Mi sembra una tradizione antica e legata al folklore locale. Voglio essere semplice e diretto, non alzare barriere nei confronti di nessuno ed anche un certo modo di vestire in un certo senso è una barriera. Niente Shash, magari qualcosa di più semplice."  

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