lunedì, ottobre 22, 2012

 

Università cattolica ad Erbil. Mons. Lingua: "Un atto coraggioso e contro corrente"

By Baghdadhope*

All’inizio del 2011 l’Arcivescovo caldeo di Erbil, Mons. Bashar M. Warda, aveva annunciato la creazione di un’università privata cattolica nella regione autonoma del Kurdistan iracheno.
Lo scorso 20 ottobre è stata posata la prima pietra dell’edificio che, aperto a tutti, anche quindi ai musulmani, ospiterà circa 3000 studenti impegnati in corsi umanistici e tecnico-scientifici.
Quando ancora l’università di Adiabene era un progetto sulla carta Mons. Warda ne aveva ampiamente chiarito i fini: una sfida per il futuro che per molti ancora in Iraq è incerto, la possibilità per i cristiani di dimostrare l’intenzione di partecipare attivamente alla rinascita del paese contribuendovi nei campi in cui da sempre è stato riconosciuto loro il primato, sanità ed istruzione, e l’opportunità di offrire lavoro e servizi e conseguentemente frenare la fuga dei cristiani dall’Iraq.
Questi desiderata sono ora realtà.
I lavori che si prevede termineranno nel 2015, come dichiarato da Mons. Warda a Fides qualche giorno fa, sono iniziati con la posa della prima pietra la cui importanza è stata sottolineata da Mons. Giorgio Lingua, Nunzio apostolico in Giordania ed Iraq, presente alla cerimonia.
La posa della prima pietra di una università cattolica, ha detto il Nunzio nel suo discorso, “è un atto di coraggio” “rimarchevole” perché grande è la sfida e perché occorrono enormi risorse materiali ed umane, e tutto questo nonostante il pessimismo a volte prevalga. Oltre che coraggioso un tale progetto è “contro corrente” spiega Mons. Lingua, perché mentre molti, soprattutto giovani, pensano a lasciare l’Iraq c’è chi reagisce offrendo loro una occasione per rimanere ed addirittura contribuire al futuro del paese.
Un progetto, insomma, “che non potrà che fare del bene ai cristiani dell’Iraq e a tutto il Paese.”
L’importanza della fondazione di un’università cattolica però non è solo nei vantaggi pratici che porterà ai singoli ed alla comunità e questo è chiarissimo nel discorso di Mons. Lingua.
Ricordando il Sinodo dei Vescovi che si sta svolgendo proprio in questi giorni a Roma ed il cui titolo è la “Nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana” ma anche l’Esortazione Apostolica “Ecclesia in Medio Oriente” recentemente consegnata in Libano da Benedetto XVI ai cristiani di quell’area che ha come sottotitolo “Comunione e Testimonianza” Mons. Lingua ha infatti sottolineato, citando la Costituzione apostolica Ex corde Ecclesiae di Giovanni Paolo II, come “ogni Università cattolica offre un importante contributo alla Chiesa nella sua opera di evangelizzazione”.
Certo un’università, per “potersi dire cattolica” deve attenersi ad alcuni princìpi: l’ispirazione cristiana per la comunità universitaria in toto e la sua fedeltà al messaggio di Cristo, il desiderio di offrire il proprio contributo al tesoro della conoscenza umana, l’impegno al servizio del popolo di Dio e della famiglia umana.
Possedere queste caratteristiche, per un’università cattolica, però non significa secondo Mons. Lingua che in essa la componente confessionale sia “preponderante ed escludente” perché, al contrario, essa non è settaria dato che è “impegnata a promuovere il dialogo tra fede e ragione, e vuole dimostrare che esse non sono in contrapposizione l’una all’altra ma complementari” così che “la ricerca metodica in ogni ramo del sapere, se condotta in maniera veramente scientifica e secondo le leggi morali, non può mai trovarsi in reale contrasto con la fede. Le cose terrene e le realtà della fede, infatti, hanno origine dal medesimo Dio”. (Gaudium et Spes. N°36).
Per questa ragione quindi, puntualizza Mons. Lingua, non basta che un’università si dica “cattolica” se “non si potranno anche vedere gli effetti pratici di un insegnamento basato sulla formazione integrale dell’uomo, della sua mente e del suo cuore.”

Alla cerimonia della posa della prima pietra dell’Università di Adiabene hanno partecipato diversi rappresentanti religiosi e civili.
Tra essi Mons. Jacques Isaac, rettore del Babel College, l’unica facoltà di filosofia e teologia cristiana in Iraq che nel 2007 per ragioni di sicurezza fu trasferito da Baghdad ad Erbil, e dove gli studenti della facoltà di filosofia dell’università di Adiabene frequenteranno alcuni corsi; l’Abate Tannous Nehme, O.L.M. superiore Generale dell'Ordine Maronita Libanese, Padre Hady Mahfouz, O.L.M. rettore dell'Università Saint Esprit de Kaslik (Libano), Padre Abdo Badawi, O.L.M, direttore dell’Istituto di Arte sacra della stessa università, il governatore di Erbil, Nawzad Hadi, il Ministro dei trasporti e delle comunicazioni del Governo regionale Curdo, Jonson Siyaoosh, Jamal Khader, direttore generale dell’ufficio del governo regionale curdo per le proprietà religiose e Khalid Jamal Alber, direttore del dipartimento per i cristiani dello stesso ente.


Baghdadhope pubblica di seguito il testo integrale (Italiano ed Inglese) del discorso pronunciato da Mons. Lingua per la posa della prima pietra dell’Università Cattolica di Erbil.


Posa della prima pietra dell’Università Cattolica di Erbil
Sabato, 20 ottobre 2012

Intervento del Nunzio Apostolico
S.E. Mons. Giorgio Lingua 



La posa della prima pietra di una Università Cattolica ad Erbil è un atto di coraggio, una scelta controcorrente. Va dato atto a S.E. Mons. Bashar Warda ed ai suoi validi collaboratori e consiglieri per essere riusciti ad iniziare un progetto che non potrà che fare del bene ai cristiani dell’Iraq e a tutto il Paese.
Un atto di coraggio perché la sfida è grande. Occorrono risorse materiali e soprattutto umane non indifferenti. Con il pessimismo che a volte prevale a riguardo della presenza cristiana in Iraq, è tanto più rimarchevole.
È un atto contro corrente, perché mentre molti, soprattutto giovani, pensano di lasciare il Paese in cerca di condizioni di vita migliori, qualcuno prova a reagire ed offre proprio ai più tentati dalla fuga un’occasione per rimanere e dare un qualificato contributo all’Iraq di domani.
Come sapete, la Chiesa cattolica in questi giorni è impegnata a Roma nel Sinodo dei Vescovi dal titolo “la Nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana”. Da poco più di una settimana siamo entrati nell’Anno della Fede con il quale vogliamo commemorare il 50° anniversario dell’apertura del Concilio Ecumenico Vaticano II e il 20° della pubblicazione del Catechismo della Chiesa Cattolica. Poco più di un mese fa, in Libano, il Santo Padre ha consegnato ai cristiani del Medio Oriente l’Esortazione Apostolica Ecclesia in Medio Oriente, dal significativo sottotitolo Comunione e Testimonianza. In questo contesto, l’evento di questa sera assume un significato particolare. La Costituzione apostolica Ex corde Ecclesiae di Giovanni Paolo II, dedicata a delineare la configurazione ed i criteri distintivi delle Università cattoliche, dice infatti: “Secondo la propria natura, ogni Università cattolica offre un importante contributo alla Chiesa nella sua opera di evangelizzazione. Si tratta di una vitale testimonianza di ordine istituzionale da rendere a Cristo e al suo messaggio, così necessario nelle culture contrassegnate dal secolarismo, o là dove Cristo e il suo messaggio di fatto non sono ancora conosciuti” (ECE 49).Ma quali caratteristiche deve possedere una Università per potersi dire “cattolica”? Le elenca lo stesso documento pontificio appena citato, al N. 13. Esse sono:


1) un'ispirazione cristiana da parte non solo dei singoli, ma anche della comunità universitaria come tale;
2) un'incessante riflessione, alla luce della fede cattolica, sul crescente tesoro della conoscenza umana, al quale cerca di offrire un contributo con le proprie ricerche;
3) la fedeltà al messaggio cristiano così come è presentato dalla Chiesa;
4) l'impegno istituzionale al servizio del popolo di Dio e della famiglia umana nel loro itinerario verso quell'obiettivo trascendente che dà significato alla vita.


Sono caratteristiche esigenti, che potrebbero far pensare ad un esclusivismo eccessivo, come se la componente confessionale fosse preponderante ed escludente. In realtà, una Università cattolica non è settaria, poiché è impegnata a promuovere il dialogo tra fede e ragione, e vuole dimostrare che esse non sono in contrapposizione l’una all’altra ma complementari, “in modo che si possa vedere più profondamente come fede e ragione si incontrino nell'unica verità”, dice ancora la ECE, n. 17. Mentre ciascuna disciplina accademica mantiene la propria integrità e i propri metodi, il rapporto tra fede e ragione deve evidenziare che la «ricerca metodica in ogni ramo del sapere, se condotta in maniera veramente scientifica e secondo le leggi morali, non può mai trovarsi in reale contrasto con la fede. Le cose terrene e le realtà della fede, infatti, hanno origine dal medesimo Dio» come afferma il documento conciliare Gaudium et Spes, al n. 36.
Se può essere impegnativa la costruzione e l’organizzazione di un centro educativo tanto importante ed esigente, il successo non si misurerà soltanto sulla efficienza delle strutture, sul numero degli iscritti o sulla qualità dei certificati di studio ottenuti. Altrettanto importanti saranno i rapporti che si sapranno creare tra le varie componenti del mondo universitario: tra gli insegnanti stessi, tra docenti ed alunni, tra addetti all’amministrazione e quelli responsabili della manutenzione, etc. Questa rete di rapporti dovrà generare un’atmosfera particolare che dovrà essere percepibile immediatamente da tutti coloro che varcheranno la soglia dell’Università e dovrà dare visibilità alla peculiarità cristiana dell’Istituto: “Da questo – infatti - conosceranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri” (Gv 13, 35). Non sarà sufficiente pertanto fregiarsi del titolo di “Cattolica” se non si potranno anche vedere gli effetti pratici di un insegnamento basato sulla formazione integrale dell’uomo, della sua mente e del suo cuore. I principi etici ispirati al cristianesimo che dovranno orientare l’insegnamento di questa università dovranno essere subito verificabili nello stile e nella presentazione esterna. Dovrà essere pertanto bandita la rivalità fondata sull’invidia, ma non la sana competizione. Si dovrà infatti gioire delle conquiste e dei successi degli altri come dei propri e ci si stimolerà a vicenda a dare e cercare sempre il meglio.
Gli Statuti, che dovranno essere approvati dalla Conferenza Episcopale irachena, dovranno tener conto di tutto questo. Sarà molto opportuno, inoltre, provvedere quanto prima ad allacciare l’Università alla Federazione Internazionale delle Università Cattoliche, che è composta da circa 200 università Cattoliche e istituti di educazione superiore in tutto il mondo.
La Santa Sede, attraverso la Congregazione per l’Educazione Cattolica, che, tra l’altro, promuove anche corsi di formazione per i Rettori delle Università Cattoliche, sarà sempre a disposizione per qualunque forma di assistenza. Mentre esprimo ancora una volta apprezzamento per la significativa opera che avete intrapreso, affido questa Università a Maria, Sede della Sapienza.


Laying of the cornerstone of the Catholic University of Erbil  
October 20th, 2012

Address of the Apostolic Nuncio
H.E. Msgr. Giorgio Lingua
  

The laying of the cornerstone of the Catholic University in Erbil is an act of courage, an initiative against the current. My sincere acknowledgements go to His Excellency Msgr Bashar Warda and his valuable collaborators and counsellors who succeeded in launching this project which will be an asset for the Christians in Iraq and for the whole Country.
This is an act of courage because the challenge is great. It requires material resources and, even more, not indifferent human resources. With the pessimism that at times prevails regarding the Christian presence in Iraq, it is all the more remarkable.
This is also an act against the current because while many, above all the youth, think to leave the country in search of a better life, somebody is trying to react offering to those who are most tempted to flee an opportunity to remain and to give a qualified contribution to the Iraq of tomorrow.
As you know, the Catholic Church is currently holding in Rome the General Assembly of the Synod of Bishops on the topic: “The New Evangelization for the Transmission of the Christian Faith”. A little more than a week ago we entered the Year of the Faith by which we commemorate the 50th Anniversary of the opening of the Second Vatican Council and the 20th anniversary of the publication of the Catechism of the Catholic Church. Just over a month ago, in Lebanon, the Holy Father delivered to the Christians in the Middle East the Apostolic Exhortation Ecclesia in Medio Oriente, which has a significant subtitle: Communion and Witness. In this context, the event of this evening acquires a special meaning. The Apostolic Constitution of Pope John Paul II, Ex corde Ecclesiae, dedicated to delineate the configuration and the distinctive characteristics of the Catholic Universities says: “By its very nature, each Catholic University makes an important contribution to the Church's work of evangelization. It is a living institutional witness to Christ and his message, so vitally important in cultures marked by secularism, or where Christ and his message are still virtually unknown” (ECE 49).
But what are the essential characteristics which a University should possess in order to be called “Catholic”? The same Papal document which I quoted above enumerates it in N. 13. They are:

1.  “a Christian inspiration not only of individuals but of the university community as such;
2.   a continuing reflection in the light of the Catholic faith upon the growing treasury of human knowledge, to which it seeks to contribute by its own research;
3.   fidelity to the Christian message as it comes to us through the Church;
4.   an institutional commitment to the service of the people of God and of the human family in their pilgrimage to the transcendent goal which gives meaning to life".

These characteristics are demanding. They could suggest an excessive exclusivism as if the confessional component of the University would be prevalent and restrictive. In fact, a Catholic University is not sectarian, because it is committed to promoting the dialogue between faith and reason, and wants to prove that they are not in opposition but rather complementary to each other, so “that it can be seen more profoundly how faith and reason bear harmonious witness to the unity of all truth”, reiterates the Apostolic Constitution (ECE, n. 17). While retaining the own integrity and methods of each academic discipline, this dialogue between faith and reason should evidence that the “methodical research within every branch of learning, when carried out in a truly scientific manner and in accord with moral norms, can never truly conflict with faith. For the things of the earth and the concerns of faith derive from the same God” as asserted by the conciliar document Gaudium et Spes n. 36.
If it can be a hard task to build and to organize a Centre for education, soimportant and demanding, its success will be measured not only by the efficiency of its structures, by the number of its students or by the quality of the certificates issued. Equally important will be the web of relationships that will be created between the various components of this University: among professors themselves, between teachers and students, between the administrative personnel and the maintenance staff, etc.…
This network of relationships should generate a special atmosphere that will be immediately perceptible to all who will be crossing the threshold of this University and the Christian identity of this Institute should be immediately visible, that is: “By this everyone will know that you are my disciples, if you have love for one another” (Jn 13, 35).
So, it will not be enough to be entitled to be called “Catholic” unless you can also see the practical consequences of an education based on the integral formation of the human person, both its mind and its heart. Ethical Christian principles which will guide the training of this University should be immediately verifiable in its style and external appearance. Therefore the rivalry based on envy should be banned, but not the healthy competition. Everyone should rejoice at the achievements and success of others as their own and should encourage each other to give and search always the best.
The statutes, which must be approved by the Episcopal Conference of Iraq, should take into account these guidelines. It will be very appropriate to link as soon as possible this University to the International Federation of Catholic Universities, which is made up of 200 Catholic Universities and Institutions of Higher Education throughout the world.
The Holy See, through the Congregation for Catholic Education, which, by the way, also offers regular courses of formation for the Rectors of the Catholic Universities, will always be available for assistance. While praising you for this remarkable endeavour, I entrust this University to Mary, Seat of Wisdom.

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