"La situazione sta peggiorando. Gridate con noi che i diritti umani sono calpestati da persone che parlano in nome di Dio ma che non sanno nulla di Lui che è Amore, mentre loro agiscono spinti dal rancore e dall'odio.
Gridate: Oh! Signore, abbi misericordia dell'Uomo."

Mons. Shleimun Warduni
Baghdad, 19 luglio 2014

31 ottobre 2012

Chi siamo, noi cristiani dell’Iraq? La strage nella chiesa di Baghdad, 31 ottobre 2010

by Baghdadhope
 
Due anni fa degli spietati assassini scatenarono l'inferno in una chiesa di Baghdad. Decine di fedeli riuniti per la Santa Messa ed i due sacerdoti presenti in chiesa furono barbaramente uccisi.
Donne, uomini, bambini ed anziani vissero per ore in un incubo. Alcuni si salvarono fingendosi morti, altri perchè rimasero nascosti dai cadaveri, altri ancora per il puro capriccio degli assassini che dopo averli minacciati li risparmiarono. Molti furono feriti più o meno gravemente ma nessuno potrà mai dimenticare cosa successe quel giorno.
Per ricordare le vittime dell'attacco alla chiesa siro cattolica di Nostra Signora della Salvezza Baghdadhope ha scelto di far rileggere le parole di un sacerdote caldeo molto amico dei sacerdoti uccisi quella sera pubblicate il 9 novembre 2010 da Zenit, Padre Albert Hisham Naoum.
Sono parole intense che  commuovono e che, anche se riferite ad un episodio passato, devono farci riflettere sulla sorte dei nostri fratelli iracheni cristiani.
La strage del 31 ottobre 2010 è stato l'episodio più cruento di cui gli iracheni cristiani siano stati vittime ma la violenza nei loro confronti, che sia fisica o verbale, che sia fatta di discriminazioni in ambito lavorativo o della costante sensazione di minaccia che vivono, non è mai finita. Ricordiamocelo.  


 
 

di padre Albert Hisham Naoum

ROMA, martedì, 9 novembre 2010 (ZENIT.org).- I martiri della chiesa di Nostra Madre “Signora del Perpetuo Soccorso” hanno mostrato al mondo, ancora una volta, chi siamo noi, cristiani dell’Iraq, e si sono uniti ai martiri della nostra Chiesa, coloro che hanno sacrificato la loro vita, per offrirla a Cristo, nostro Signore, che ci ha insegnato a testimoniare per la risurrezione, per la vita, per il perdono, per la speranza, per l’amore, per la fede, per la gioia. Il sangue dei nostri eroi caduti, grida al mondo e a tutta l’umanita, e spinge noi cristiani dell’Iraq, ovunque siamo, a “predicare” al mondo il Cristo sofferente e risorto che vive nella nostra terra ferita.
Sì, dico “predicare” perché la nostra fede “è una buona novella”, lo era e così sarà per sempre. Chi ha orecchi per udire, che ci senta adesso, e che conosca il Cristo vissuto dai cristiani dell’Iraq. E’ una testimonianza che viviamo e che continueremo a vivere. E se vi è qualcuno che non sente la sua importanza nella vita, ci limitiamo a dire, a lui e al mondo intero, che per noi è la “vita” intera. Quello che il mondo chiama “il niente”, per noi e’ “il tutto”!
I cristiani dell'Iraq ben conoscono il Cristo risorto cha ha vinto la morte, non perché sono fedeli battezzati, ma piuttosto perché, con Lui, hanno sperimentato parecchie volte la morte sulla croce, e perché come Lui hanno bevuto l’amaro calice e hanno vissuto l’abbandono degli altri. E fianco a fianco con Lui hanno percorso la via della sua croce, e sono caduti sotto il peso della loro croce, una volta nell’attacco alle loro chiese, e un’ altra con la morte, e un'altra ancora col massacro di Nostra Signora del Perpetuo Soccorso, e nonostante ciò, continuano ad alzarsi e a vivere la loro fede come hanno sempre fatto lungo la storia, camminando lungo la via della sofferenza.
Per i cristiani dell’Iraq, il 31 ottobre non è stata la prima volta che hanno sofferto, e nessun essere umano, e specialmente coloro che pretendono di volere la pace ma in realtà non la vogliono, può pretendere che questa sarà l’ultima volta. Ma loro non ci interessano, perché la nostra speranza non è mai stata e mai lo sarà in loro, ma in Colui che ha portato la sua croce e ha camminato sulla via della morte per garantirci che la vita alla fine continuerà e vincerà.
I cristiani dell’Iraq hanno sperimentato in maniera profonda il senso della vita perché ne hanno vissuto le gioie dopo averne gustato l’amaro delle tristezze; ne hanno vissuto la speranza dopo aver sperimentato la potenza della tragedia; ne hanno vissuto il riso dopo aver versato le lacrime; e ne hanno vissuto il sorriso dopo aver visto la volontà rotta dalla violenza. Questi sono realmente i cristiani dell’Iraq con il loro cuore buono, che ama tutti e la patria e la vita; questi sono coloro che perdonano i loro nemici e seminano il bene ovunque si trovino, e diffondono lo spirito della pace che sa del loro profumo. E nonostante le loro tante sofferenze, non hanno mai dimenticato di vivere il loro spirito cristiano in ogni luogo.
Volete un esempio di tutto questo?! Bene, ve lo mostra la chiesa di Nostra Signora del Perpetuo Soccorso, che vi parlerà a nome di tutti i cristiani dell’Iraq e vi darà esempi scritti col sangue dei suoi martiri. Avete sentito in che modo sono morti in questo massacro i due preti coraggiosi, Wasim Sabieh e Thaier Saad Abdal?! Sapevate che hanno difeso i fedeli e hanno cercato di salvarli offrendo la loro vita non appena i criminali hanno messo piede in chiesa?! Lo sapevate che un padre ha protetto il suo figlioletto coprendolo totalmente con il corpo mentre erano sdraiati a terra, ed è morto con una raffica di proiettili per far soppravvivere il figlio?! Avete sentito che gli assassini hanno ucciso una bimba di 4 mesi e una giovane che nel giono della sua morte aveva ricevuto la notizia più bella, e cioè che era incinta, e per questo era andata in chiesa per ringraziare il Signore per questo dono?!
O popoli del mondo, questi sono i cristiani dell’Iraq. Udite e testimoniate a tutti!
E voi cristiani dell’Iraq, se la tristezza riempe le vostre anime e non vedete il futuro, guardate lassù, al Dio dei Cieli e della Terra, e ricordatevi bene di chi siete e fatelo sapere al mondo! Cristo non lascerà soli noi che siamo il suo “piccolo gregge” e ci vorrà sempre con Lui, a vivere la nostra fede e il nostro amore per tutti come abbiamo sempre fatto, perché ci dice “da questo tutti sapranno che siete miei discepoli” (Giovanni 13: 35).
Testimoniamo con la nostra vita, affinché le coscienze vedano quanto ci sta accadendo, e affinché sentano coloro che hanno tappato gli orecchi e parlino coloro che hanno serrato le labbra. Noi siamo i cristiani dell’Iraq!