lunedì, agosto 20, 2012

 

Mons. Warduni (Baghdad): Cristiani emarginati.

By Baghdadhope*

La fine del mese sacro islamico di Ramadan è stata sancita in Iraq anche da un messaggio fatto pervenire alla vice presidenza della Repubblica da Mons. Shleimun Warduni, patriarca vicario caldeo di Baghdad. Messaggio di augurio che, come ha raccontato Mons. Warduni a Baghdadhope, conteneva, tra le altre, le parole di esortazione già espresse dal Cardinale Jean Louis Tauran ad "educare i giovani cristiani e musulmani alla giustizia ed alla pace".
Questa manifestazione di vicinanza alla comunità islamica nel giorno di festa più importante era stata preceduta da un incontro svoltosi nella chiesa di Mons. Warduni in occasione della cena che sancisce la fine della giornata di digiuno lo scorso 8 agosto. Una cena cui hanno partecipato più di 250 persone, in maggioranza proprio sunniti e sciiti. 
I rapporti tra cristiani e musulmani, per quanto ancora imperfetti in Iraq, sono quindi, a livelli gerarchicamente alti, più che normali.
Nonostante ciò però la comunità cristiana continua ad avere problemi. Un Monsignor Warduni deluso ha infatti espresso chiaramente a Baghdadhope il suo disappunto per il nuovo assetto dell'Awqaf, l'ufficio governativo che gestisce le proprietà delle diverse confessioni religiose.
"Noi cristiani ci sentiamo emarginati. Prima della caduta del regime esistevano due distinti uffici, quello per i musulmani e quello per i non musulmani all'interno del quale però esisteva un ufficio per i cristiani. Ognuna delle 14 confessioni riconosciute dal regime aveva però un capo riconosciuto a pieno titolo dal ministero del culto."
"Successivamente alla caduta del regime gli Awqaf divennero tre:  uno per i sunniti, uno per gli sciiti ed uno per i cristiani e le altre religioni ma recentemente qiuesto assetto è cambiato. Ora l'ufficio è dedicato ai cristiani, agli yazidi ed ai mandei e questo ci fa sentire discriminati."
"Per prima cosa i cristiani vengono accomunati sotto un'unica denominazione mentre noi vorremmo che tutte le 14 confessioni venissero riconosciute con le proprie dignità e particolarità. Oltre a ciò la condivisione della gestione delle proprietà con gli altri gruppi può dare adito a problemi nel caso, ad esempio, dei molti lasciti di cui la chiesa può beneficiare, per non dire del fatto che se si tiene conto delle sovvenzioni governative esse devono essere divise tra i tre gruppi, cristiani, yazidi e mandei ma i cristiani devono ulteriormente distribuire la propria quota tra le 14 confessioni riconosciute."
"La proposta da noi fatta di revisione del decreto che ha creato questo assetto - proposta rifiutata - è che i cristiani facciano riferimento ad un ufficio specificatamente a loro dedicato e che altrettanto sia concesso agli yazidi ed ai mandei. Bisogna tenere anche conto che addirittura nessun cristiano è presente nel comitato parlamentare che regola questo tipo di uffici. E' chiaro che in questa situazione gli iracheni cristiani si sentano emarginati. In ogni caso però non smetteremo di lottare e prevediamo di ripresentare una nuova proposta di revisione del decreto."  

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