giovedì, dicembre 22, 2011

 

Kirkuk, mons. Sako inaugura il memoriale dei martiri cristiani durante l'occupazione Usa

by Joseph Mahmoud

  Mons. Louis Sako, arcivescovo di Kirkuk, nel nord dell’Iraq, ha benedetto il memoriale (nella foto) che commemora i 36 martiri cristiani della città, dall’inizio dell’invasione americana nel 2003 a oggi. La cerimonia è avvenuta ieri, in concomitanza con la quarta domenica di Avvento; il monumento reca impressi i nomi di tutti i cristiani scomparsi in questi otto anni, a testimonianza dell’ecumenismo che contraddistingue, riferiscono fonti locali di AsiaNews, questa “città multietnica e al centro di lotte per il potere”.
Nella parte superiore del memoriale è stata posizionata una bella statua del Sacro Cuore di Gesù, che è anche patrono della cattedrale di Kirkuk, “con le braccia aperte” in un gesto volto ad accogliere i fedeli e “benedire e infondere coraggio alle famiglie” delle vittime della guerra.
Durante la cerimonia di inaugurazione del monumento, mons. Louis Sako ha sottolineato che “il sangue dei martiri è prezioso” e costituisce un “invito alla riconciliazione per tutti gli irakeni”, soprattutto in queste settimane in cui si va completando il ritiro delle truppe statunitensi dal Paese. “Stiamo vivendo la veglia di preparazione al Natale – ha aggiunto l’arcivescovo – che annuncia la pace in terra per tutti gli uomini di buona volontà”. Per questo, conclude, “noi cristiani siamo chiamati a diventare un ponte” che sia in grado di “unire tutte le culture”.
Alla cerimonia di inaugurazione del memoriale dei martiri cristiani hanno partecipato anche cinque medici di origine italiana, arrivati proprio ieri nel nord dell’Iraq per una missione umanitaria promossa da mons. Sako. Il prelato ha chiesto la loro disponibilità per curare un gruppo di ammalati, senza distinzioni di fede religiosa professata: “una dimostrazione – conclude l’arcivescovo – della solidarietà dei cristiani” a tutta la cittadinanza.
Il memoriale dei martiri cristiani ricorda gli otto anni di guerra civile seguita all’invasione americana del marzo 2003 – l’operazione “Iraqi Freedom” – che ha deposto il dittatore Saddam Hussein e scatenato un sanguinoso conflitto interno. Il 15 dicembre scorso con una solenne cerimonia militare, la bandiera Usa è stata ammainata e con essa anche le ultime 4mila truppe presenti sul territorio torneranno in patria entro il 31 dicembre. La guerra è costata la vita a 4500 soldati americani – e circa mille miliardi di dollari – e a oltre 100mila irakeni.

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