venerdì, luglio 08, 2011

 

"Tre fontane": una nuova chiesa a Kirkuk, segno di speranza

By Asia News
di Joseph Mahmoud

Una nuova parrocchia caldea è stata inaugurata ierii a Kirkuk, nel villaggio di Sikanayan, a 10 km dal centro città. La chiesa porta il nome di San Paolo Apostolo perché la parola kurda “sikanayan” significa “Tre Fontane” ed è fuori delle mura cittadine, proprio come la chiesa delle Tre Fontane a Roma che ricorda il luogo in cui è stato martirizzato l’apostolo. Ci sono 200 case nel villaggio, fra quelle già costruite e quelle in costruzione. Il terreno è stato offerto gratuitamente da tutti.

La chiesa è stata aperta al pubblico già dal 4 luglio, con una messa presieduta dall'arcivescovo di Kirkuk, mons. Louis Sako. Nella sua omelia, mons. Sako ha incoraggiato i cristiani a rimanere nel Paese e a testimoniare la loro fede con fiducia e coraggio.

Alla cerimonia ufficile di inaugurazione, il 7 luglio, erano presenti i responsabili della Provincia, gli shaikhs e alcuni imam. La corale ha cantato inni e salmi. La preghiera universale è stata letta da uno shaikh musulmano arabo, da un kurdo e da un turkmeno. Dopo di ciò un imam ha fatto una preghiera spontanea, di augurio: che questo luogo sia sempre santo, e che i cristiani possano pregare e lodare Dio.

L'arcivescovo nel suo discorso ha detto: “La chiesa è un luogo speciale per adorare Dio in spirito e verità, così come anche una moschea. Nella misura in cui questi luoghi riflettono la bellezza di Dio, la sua verità, il suo amore, la sua misericordia e il perdono, sono sacri. Questa è la dimensione verticale, così si dice da noi; la chiesa è 'Casa di Dio', ma questo non basta. C’è anche una dimensione orizzontale: il suo ruolo è di formare il cuore dei fedeli con valori grandi e nobili: il bene, l'amore e la carità, l'onestà, la generosità e la cooperazione, e tenere lontano il cuore dal male e dall'odio, e dalla violenza. Allora la chiesa è anche la ‘Casa del popolo’”.

Mons. Sako ha così continuato: “Rendiamo grazie a Dio oggi in questo luogo santo in cui adoriamo un solo Dio e glorifichiamolo non solo con le parole, ma con il nostro comportamento e nei rapporti quotidiani. Abbiamo bisogno l'uno dell'altro, non possiamo essere isolati gli uni dagli altri e vivere da soli, perché l'isolamento è una morte lenta. Invece l'apertura è segno di vita rinnovata e di crescita ... Speriamo di continuare la nostra presenza cristiana insieme ai nostri fratelli, musulmani e altri, nella stabilità, sicurezza e dignità”.

L’arcivescovo ha concluso: “In questa occasione vorrei ringraziare tutti coloro che hanno contribuito non solo a questa chiesa, ma a questo microcosmo, al mosaico di Kirkuk. I cittadini di Kirkuk devono rimanere uniti e collaborare insieme, per tempi migliori".

Il presidente del Consiglio municipale, un turkmeno, nel suo discorso ha sottolineato il ruolo dei cristiani nella civiltà irachena e ha apprezzato la loro apertura, la loro moralità e la loro lealtà verso l'Iraq.

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